XXXVIII

XXXVIII.

Annottava quando Luca ricomparve nella strada. Era una notte di autunno fresca e calma. Il disco della luna appariva sopra le cupe cime dei platani che si ergevano da un lato della pubblica piazza. Il fumo che usciva dai camini si confondeva con la nebbia; alcuni lumi brillavano alle finestre. I canti, le risa, lo sgretolare dei semi si confondevano e si udivano più distintamente che di giorno. Nell’oscurità si intravedevano i fazzoletti bianchi delle donne ed i berretti a lungo pelo degli uomini.

Di faccia alla bottega illuminata era una folla di cosacchi e di donne, che ridevano e cantavano. Le ragazze, tenendosi per mano, ballavano in giro. La più magra e la meno bella intonava la canzone che incomincia:

A chi mi darò io? Forse al biondo? forse al biondo?

Le vecchie ascoltavano, i ragazzi correvano nell’oscurità. I cosacchi provocavano le ragazze e rompevano i giri. Olénine e Beletsky, con la loro uniforme cosacca, rimanevano dalla parte oscura della porta e parlavano sottovoce, accorgendosi di richiamare l’attenzione altrui. Ustinka, grassoccia com’era, avanzava nel giro a fianco della maestosa Marianna. Olénine e Beletsky si concertavano intorno al modo di condurre le due ragazze fuori del ballo. Beletsky supponeva in Olénine alquanta leggerezza, e invece questi era in attesa della decisione di tutto il suo avvenire. Voleva ad ogni costo ottenere da Marianna una risposta decisiva: sarebbe sua moglie o no? Egli era persuaso che ella rifiuterebbe, ma sperava di poterle dire ciò che sentiva per lei, e di essere compreso.

— Perchè non mi avete prevenuto? — diceva Beletsky — avrei accomodato tutto per mezzo di Ustinka. Siete bene strano!

— Che fare? Un giorno.... presto, forse, vi dirò tutto, ma, in nome del Cielo, fate che ella venga in casa di Ustinka!

— Ma sì, è facilissimo. Ebbene, Marianna, ti darai al biondo, eh? non a Luca? — disse Beletsky, alludendo alle parole della canzone.

Si rivolgeva a Marianna per salvare le apparenze, e si avvicinava ad Ustinka, alla quale bisbigliò di condurre seco la sua compagna. Non aveva ancora finito di parlare, che le ragazze intonavano un’altra canzone e ricominciavano il ballo, tirandosi l’una con l’altra per la mano:

La canzone diceva press’a poco così:

«Un bel giovane passeggia dietro il giardino; passa la prima volta per la via e fa segno con la mano, passa una seconda volta e fa segno col cappello, passa una terza e si ferma: — Volevo vederti, bella, e domandarti perchè non scendi in giardino; mi disprezzi tu, adorata? Sta’ bene attenta! ti sposerò e ti farò versare molte lacrime!»

Luca e Nazarka vennero a rompere il giro e lo ricominciarono con le ragazze. Luca entrò nel circolo e si mise a cantare con voce acuta, agitando le braccia.

— Venite avanti una di voi! — disse.

Le ragazze spingevano Marianna, che ricusava. Si udivano delle risate, delle percosse, dei baci e dei bisbigli.

Luca, passando dinanzi ad Olénine, gli fece un cenno amichevole con la testa.

— Sei venuto a veder la festa, Dmitri Andreitch! — gli disse.

— Sì! — rispose seccamente Olénine.

Beletsky si chinò verso Ustinka e le disse qualche parola all’orecchio. Ella non ebbe il tempo di rispondere, e ripassandogli davanti disse:

— Sta bene, verremo.

— E Marianna?... —

Olénine si abbassò verso la ragazza.

— Verrai? vieni;... non fosse altro che per un momento; debbo parlarti.

— Se vi andranno le altre, verrò anch’io.

— Mi risponderai? — domandò chinandosi di nuovo verso di lei — come sei allegra oggi! —

Ella si allontanò, ed egli la seguì.

— Mi risponderai?

— A che cosa?

— A ciò che ti ho domandato ieri l’altro; mi sposerai? — le disse all’orecchio.

Marianna parve riflettere.

— Ti risponderò stasera — disse.

Il giovane, nonostante l’oscurità, vide i begli occhi di Marianna fermarsi su lui con uno sguardo carezzevole.

Continuò a seguirla; gli era dolce piegarsi verso di lei. Ma Luca, che continuava a cantare, l’afferrò per le braccia e la forzò ad entrare nel mezzo del circolo.

Olénine ebbe appena il tempo di dirle: «Vieni da Ustinka!» E raggiunse il suo compagno.

I canti cessarono; Luca si asciugò la bocca, Marianna fece altrettanto; e si baciarono.

— No, no, voglio cinque baci — esclamò Luca.

Al movimento lento e cadenzato del ballo era succeduto un continuo andare e venire, e scoppiavano allegre e rumorose risate.

Luca era animatissimo, e distribuiva delle ghiottonerie alle ragazze.

— Ce n’ho per tutte — disse con un’aria comica e solenne. — In quanto a quella che ama i militari, che lasci il ballo! — aggiunse gettando uno sguardo d’odio ad Olénine.

Le ragazze gli strappavano di mano i dolci. Beletsky e Olénine si allontanarono.

Luca si tolse il berretto, si asciugò la fronte con la manica, e si avvicinò a Marianna e ad Ustinka.

— Mi disprezzi, bella mia? — disse ripetendo le parole della canzone; ed aggiunse con collera, rivolgendosi a Marianna soltanto: — Sta’ bene attenta, ti sposerò, e ti farò versare molte lacrime! —

Poi prese le due ragazze fra le braccia.

Ustinka si liberò e gli diede un colpo così forte nella schiena, che si fece male alla mano.

— Ballerete ancora? — domandò.

— Se le altre ragazze vogliono ballare, — rispose Ustinka — sono libere di farlo; in quanto a me, me ne vado a casa e conduco meco Marianna.

Il cosacco teneva sempre Marianna fra le braccia, e la trasse verso l’angolo oscuro della casa.

— Non andare con lei, Mariannina, va’ a casa, e poi ti raggiungerò io.

— Che cosa devo fare a casa? Bisogna divertirsi finchè è festa; andrò da Ustinka.

— Ti sposerò nello stesso modo; non pensare...

— Va bene, — disse Marianna — lo vedremo.

— Andrai a casa? — domandò seriamente Luca, stringendo più i la ragazza e baciandola sulla guancia.

— Va’, lasciami! —

Marianna si svincolò dalla stretta, e si allontanò.

— Oh! svergognata! — disse Luca crollando la testa con rimprovero — bada, finirà male! Ti farò versare molte lacrime! — Le voltò la schiena e gridò alle altre ragazze: — Andiamo a giocare. —

Marianna si fermò, spaventata.

— Che cosa finirà male? — chiese.

— Ma.... ciò che fai...

— Che cosa, dunque?

— Tu fai all’amore col tuo inquilino, e non mi ami più.

— Faccio quello che voglio, nè ti deve riguardare: tu non sei nè mio padre nè mia madre. Voglio far all’amore con chi mi piace.

— È dunque vero? — disse Luca. — Ebbene ricordatene! —

Ritornò verso la bottega.

— Olà, ragazze! — gridò — cantiamo un’altra canzone, e balliamo. Nazarka! va’ a prendere dell’acquavite.

— Ci verranno da Ustinka? — domandò Olénine.

— Sicuro, — rispose Beletsky — andiamo a fare i preparativi del ballo. —

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