68. Un gigante v'è ancor, d'altezza tanta

Rime

Un gigante v’è ancor, d’altezza tantache da’ sua occhi noi qua giù non vede,e molte volte ha ricoperta e frantauna città colla pianta del piede;al sole aspira e l’alte torre piantaper aggiunger al cielo, e non lo vede,ché ’l corpo suo, così robusto e magno,un occhio ha solo e quell’ha ’n un calcagno.Vede per terra le cose passate,e ’l capo ha fermo e prossim’a le stelle;di qua giù se ne vede dua giornatedelle gran gambe, e irsut’ ha la pelle;da indi in su non ha verno né state,ché le stagion gli sono equali e belle;e come ’l ciel fa pari alla suo fronte,in terra al pian col piè fa ogni monte.Com’a noi è ’l minuzzol dell’arena,sotto la pianta a lui son le montagne;fra ’ folti pel delle suo gambe menadiverse forme mostruose e magne:per mosca vi sarebbe una balena;e sol si turba e sol s’attrista e piagnequando in quell’occhio il vento seco tirafummo o festuca o polvere che gira.Una gran vecchia pigra e lenta ha seco,che latta e mamma l’orribil figura,e ’l suo arrogante, temerario e ciecoardir conforta e sempre rassicura.Fuor di lui stassi in un serrato speco,nelle gran rocche e dentro all’alte mura;quand’è lui in ozio, e le’ in tenebre vive,e sol inopia nel popol prescrive.

Palida e gialla, e nel suo grave senoil segno porta sol del suo signore:cresce del mal d’altrui, del ben vien meno,né s’empie per cibarsi a tutte l’ore;il corso suo non ha termin né freno,e odia altrui e sé non porta amore;di pietra ha ’l core e di ferro le braccia,e nel suo ventre il mare e ’ monti caccia.Sette lor nati van sopra la terra,che cercan tutto l’uno e l’altro polo,e solo a’ iusti fanno insidie e guerra,e mille capi ha ciascun per sé solo.L’etterno abisso per lor s’apre e serra,tal preda fan nell’universo stuolo;e lor membra ci prendon passo passo,come edera fa el mur fra sasso e sasso.

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