Adiecta (1905) — I — III
Numeri e palpi l’orocon la mano che liscia ed accarezza.La vista de ’l tesoroè la tua voluttà, la tua dolcezza
e chi sa da che fognaa le fauci de ’l reo scrigno è colato!Chi sa da qual vergognacon la fetida man l’hai razzolato.
Ma per chi l’ha raccoltala moneta non pute e non ha orecchi.L’usura non ascoltapianto di bimbi o gemito di vecchi.
L’onor de le fanciulle,il lavoro de i padri, il pan de i figli,tombe, talami, culle,ghermiscon tutto i tuoi rapaci artigli.
Che importa se il denarofu salario di ladri o d’omicidi?È molto, e con l’avaroocchio a goder lo torni e gli sorridi.
Ma quando il tuo sorrisoMostra più il gaudio de ’l desìo satollo,ecco, a notte, improvviso,Satana viene che ti torce il collo.
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