Atto Primo
Tommaso Moro
Con un detto potrei l’irato ArrigoSpingere alfine a estinguere costui!Il nemico de’ miei, Tommaso Moro!Il mìo nemico! E pur... l’immensa famaD’uom così forte d’intelletto, e caroCotanto al regno, ed onorato in tutteD’Europa le contrade, ahi m’atterrisce!Lasciarlo vivo io non volea; non osoDar mossa al ferro, onde il bramava io spento.Britanna pur io sono, e qual BritannaStrugger tal uom m’incresce, a cui la patriadi tanto lustro debitrice andava.
E s’io il salvassi? E s’amicarlo a miaCausa potessi?
Alfredo, tu?
Regina,Uop’è che porgi a mie preghiere ascolto.
Onde affannato?
Alle mie antiche labbraSpetta parlarti il vero, Anna Bolena.Te tradiscono i più, te i più adulandoVantano inimitabile nel sennoE nella gloria, perché in trono alzataAccanto a se ti volle Arrigo ottavo.Niun più di me del tuo splendor gioia,Niun più di me che a’ tuoi parenti amicoSin da’ miei giovenili anni ho vissuto;Che te tra i figli miei crescer vedea;Che te quasi mia figlia amo, e di tantaGrazia del re, mio sir, vo debitoreAll’amor tuo. Ma libera non possoDa gravi rischi riputarti.
Come?
Deh! cauta sii. Provvedi onde aborritoNon venga il nome tuo per le soverchieStragi che il re commette, e che dal volgoApposte sono a’ tuoi consigli.
Il CieloSa che di stragi non son vaga.
E pureNon t’adopri a scemarle.
InevitataDi fanatici molti era la morte,Che al romano pontefice devoti,Al divorzio del re maledicendoE dell’anglica Chiesa alla riforma,Volean ripor la mia rival sul trono.
Per sempre allontanata è Caterina;Paventar non la dèi. Bensì paventaIl biasmo universal. Paventa il coreMutevol del tuo sposo. Ei del versatoSangue potrebbe inorridir: potrebbeTeco sdegnarsi, degli eccidii causa....
Quale ardito linguaggio!
Anna....
Prosegui
Prosegui, sì, ten prego. Il sento anch’io:Fidi consigli occorronmi. Fra festeE plausi vivo, e nondimeno io spessoDell’abbagliante mia sorte diffido,E felice non son.
Farti felice
Potresti, il re volgendo a più clemenza,Dritti acquistando in cor d’ogni BritannoA stima e gratitudine.
Ah! maggiore
Ch’ella non è, ti par la mia possanzaSovra l’alma d’Arrigo. Oh, che non dissiPer liberar dal rogo o dalla scureOr questo or quel?
Creder tel vo; ma il volgo
Ahimè, nol crede. Ei scellerata autriceDi tai scempii ti noma. Ei raccapricciaChe tu salvato in questi dì non abbiaQuella vergin di Kent che tanto aveaDi santità rinomo.
Elisabetta!
La furibonda Elisabetta! io volliPer la pietà del sesso mio salvarla.Tu non sai; l’empia mi spregiò; negommiIl titol di regina, e orrende coseMi profetò. L’abbandonai.
La vidi,
La vidi trarre al rogo. Udii l’estremeParole due. Ridirtele degg’io?
Che?
Ridirtele, certo, uom non ardivaIn questa di mezogne e di lusingheRidente corte. Or sappile, o infelice,E non prenderle a scherno.
Oh ciel!
Motori
Noi di riforma nella Chiesa, indarnoVorremo annoverar tra scelleratiOgni nostro avversario, ogni seguaceDel roman culto. Ah no! v’ha tra coloroAnime alte, piisime, dotateDi tai dona da Dio, ch’averne è forzaReverenza, terror. Quella fanciullaVeramente parea da onniposenteImpulso mossa.
E che dicea morendo?
Noi maledisse?
Perdonovvi, e Dio
Pregò per voi, per te.
Misera!
E sciolse
Nobil lamento sulla patria afflittaDa sì lunghe discordie, e invocò graziaSul capo tuo, sì ch’a più degno calleIn avvenir t’avvii. Quindi.....
T'arresti?
Non osi proseguir?
Quindi proruppe:
«Ma guai d’Arrigo all’infelice amata,«Se persiste nel mal! se compier lascia«D’incolpati cattolici altro scempio!«Se immolar de’ mortali il più innocente«Lascia!
Chi?
Moro. E se immolato è Moro.
Pronosticò la frofetante ad AnnaIl disamor d'Arrigo stesso a morte.
E tu potresti dubitar?.....
Che avviso
Fosse del Ciel. Tu incredula non sei:Impallidir ti veggio
È ver: terrori,
E non so qual presentimento infaustoM' affliggono talor. Forse è fiacchezza,Ma vincerli non so. Mercè ti rendoDi tua animosa confidenza. Io voglio,Sì, le mie forze addoppiar voglio, ArrigoAdistor dalla ria carneficinaCui lo sospingono altri. Arsi di sdegnoContro Tommaso Moro, e pur non l'odio.—Chi c'interrompe?—
Maestà, concesso
Udienza avevate a MargheritaFiglia di moro.
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