Atto Terzo

Tommaso Moro

ATTO TERZO.

REGGIA

SCENA PRIMA.

ARRIGO Rivederlo degg’io? - Questo colloquio Bramo e pavento. Duo diversi spirti Oggi invadermi sembrano: un, gridando Che ad ogni costo io l’amistà racquisti Di quel degno mortal; ch’io sovra tutti Gli emoli suoi maligni oggi il rïalzi: L’altro biasimando con ischerno questa Tentazïon, questa fiacchezza, e rabbia In me destando contro Moro, e contro Me, che vilmente l’amo ancora, e sento Che a sua virtù superba o farmi deggio Misero schiavo..... o estinguerlo! - E potrei Al partito d’estinguerlo appigliarmi? Macchia non fora eterna al regno mio? Pure..... o domarlo, o estinguerlo! ho deciso.

CROMWELL E DETTO

CROMWELL Signor.... ARRIGO Cromwell, qual frettolosa cura Te sì agitato a me sospinge? CROMWELL A vostra Maestà favellar, Crànmer e il duca Di Norfolk bramerian. ARRIGO Onde? CROMWELL Signore, Udirli, deh, vi piaccia.... Alme non havvi, Che più di vero zelo ardan per voi. ARRIGO So il loro intento. Già da me poc’anzi Li congedai. Son grato al loro zelo, Ma il lor perenne insistere m’è grave, Perch’io Moro non veggia. Il temon tanto? CROMWELL L’intera corte, o sir, teme l’audacia Del campion de’ Cattolici. Ei, già tempo, Sul vostro regio core ebbe gran possa. E perchè appunto conosciam l’augusta Indol vostra benigna, e la scaltrezza Di quel fautor di frodi e di rivolte, Forz’è che inorriditi immaginiamo Non impossibil la maggior di quante Abbia Inghilterra a paventar sciagure: Che al grande Arrigo il fascino s’appigli Del troppo amato seduttor; che al grande Arrigo indi la gloria oggi s’oscuri; Che al grande Arrigo s’apra oggi un abisso Impreveduto, ove la sua grandezza Precipiti e si perda, e stupefatti La cerchino i futuri, e dubitando Dicano: «Ei forse non fu grande mai!» ARRIGO Temerario! CROMWELL Di sudditi fedeli Debit’è, d’un monarca affrontar l’ira, Per impedire il danno suo. Gagliarda Nella Chiesa britannica operaste Riforma salutar, ma funestata Da orrendo sangue. Se con ferma destra La mantenete, se compirla osate, Le stragi che costò s’oblïeranno, E lode avrete d’assennato e pio. Se nell’impresa vacillasse Arrigo, Se, dando retta a perfidi consigli, L’opera sua infiacchisse od annullasse, Inclito frutto alcun di questo regno Non resterebbe, e resterebbe fama Obbrobrïosa degli eccidii suoi. ARRIGO Resterà fama che vigor bastante Arrigo avea, da non voler la mente Altrui seguir, ma sì la propria. Intendi? Esci. CROMWELL Deh, sir, pensate..... no matchno match ARRIGO Esci!

ANNA E DETTI

ANNA L’ingresso Perchè a Tommaso Moro anco s’indugia? Consenti, o sir, ch’addotto alfin qui venga. ARRIGO Cromwell, qui Moro traggi. CROMWELL (Ah son perduto!) (Parte.)

ANNA ED ARRIGO

ARRIGO Anna, d’amore e d’indulgenza io prova Alta ti do. Ma forza è ch’io t’imponga Di serbar meglio d’or innanzi il tuo Di regina decor. ANNA Crucciato parli? ARRIGO Forz’è che ad Anna, bench’io l’ami, or dica, Ch’ella non mai presuma esser motrice Al regnar mio. Se veder Moro assento, Non perciò lodo tue soverchie cure A favor del ribelle; e se ribelle Mostrerammisi ancor.... ANNA Io..... ARRIGO Tu nol salvi! ANNA (L’amo, e terror sovente egli mi desta!) Ecco lo sventurato. ARRIGO Oh come un anno Di trista prigionìa sovra quel volto Lasciato ha impronte di dolor!

MORO, CROMWELL E DETTI

MORO Signore..... ARRIGO Moro..... aspettai gran tempo io che parola Di scusa e pentimento a me mandassi. MORO Di scusa e pentimento avrei parola A voi mandata, o sir, se coscïenza Di fallo alcun mi rimordesse. ARRIGO Or cangia Finalmente linguaggio. Odi. Rammenta La reverenza che alla tua dottrina Piacquemi professar; gli onori, ond’io La segnalai; l’affetto che verace Per te nutrii. Rammenta i dì che insieme Della Chiesa britannica gli abusi Deploravam; che a migliorarla entrambi Volgevamo il pensier. Questa riforma Ardito assunsi, e tu m’abbandonasti. MORO Sire, io seguìto avriavi in tanta impresa, Se zelator fanatici e bugiardi Colà sospinta non l’avesser, dove Scisma divenne e spogliamento e strage. Riforma vera, innocua, e non contraria A’ cattolici dogmi io desïava! Riforma di costumi! onesta guerra A superstizïoni! insegnamento Di salda sapïenza! - A tal riforma, E non ad altra, ad aderir son pronto. ARRIGO D’uom veggente qual sei, d’uomo che lunga Esperïenza ammaestrò, non degna È la rampogna. I grandi scontimenti, Mossi uno stato a migliorar, non ponno Da parzïali danni ir mai disgiunti. Meravigliarne al volgo lascia; al volgo Impaurirne, e l’avvenir tu mira. D’Arrigo ottavo al tempestoso regno Succederà felice calma; ed opra Di tal regno sarà. Dal roman giogo Liberata Inghilterra, il suo robusto Alto intelletto spiegherà con nova Sorprendente possanza, e lume all’altre Nazïoni farassi, e glorïosi Secoli avrà di senno e di fortezza. Tal nobile successo io mi proposi. MORO E successo dovea nobil proporsi Arrigo ottavo. Ma fallito ha il modo. Tanto in questa feconda isola è spirto Di gagliardia e di libertà e di senno, Che di discordie scellerate ad onta, E di leggi tiranniche e d’eccidii, Rialzerà forse tra breve, io spero, L’alterissima testa. Ahi! ma con sua Prosperità misti verranno indegni Amari frutti del presente tempo. Vita lo scisma, e collo scisma avranno Civili odii, e calunnie, e smembramenti Infiniti di culto, e prolungata Disuguaglianza de’ più sacri dritti, E, chi sa, da tai germi, un dì, rovina! ARRIGO Pusillanimi accorre uomo di stato Non dee temenze. MORO Escludere non dee Rilevanti temenze e ragionate. Che s’elementi io veggo alla futura D’Inghilterra grandezza, e presagirla Possiamo fin d’or, non però veggo come Sien fra questi elementi ingiuste leggi, Rie persecuzïoni, e novo culto Predicato col ferro. ARRIGO Audace molto Sempre favelli. MORO Schietto ognor favella Al prence suo chi l’ama; e cangiar mai Per terrore di carcere o di morte Non potrei di linguaggio anzi ad Arrigo. Menzognere lusinghe e sventurate Passïoni v’acciecano. Riforma Non è questa che oprate; ell’è implacata Guerra a color che contraddirvi osaro, Quando a voi disgradò dell’infelice Caterina l’amor; quando l’amore D’Anna (ahi ben più infelice dell’espulsa!) Troppo del vostro core ebbe trionfo. ARRIGO Non proseguir. Così rimerti, ingrato, D’Anna gli uffici generosi? MORO Onore Alla pietà di questa donna! onore All’amistà che conservar degnossi A mia mesta famiglia! onore al suo Di concordia desìo! ma i pregi molti Di quell’alma gentil non mi trarranno Neppur seco ad infingere. ANNA Ahimè! vana Stata non sia mia intenzïon di pace Fra il re, mio sir, e un suddito che tante Virtù illustraro. Questa pace è il voto Di sì buon re, d’ogni Britanno e il mio. Deh, Moro, il voto tuo pur non sarebbe? MORO Sì, magnanima, sì. Mio voto ardente È servire il mio re, la patria mia; Ma tal servigio verità richiede, E verità parlò il mio labbro ognora, Ed or riparla verità. - Se dopo Questo imprecato regno, un dì Inghilterra Correggerà gl’iniqui impulsi, e sete Avrà di tolleranza e di giustizia, Vostra la lode non saranne, o Arrigo. Scritto con note orribili di sangue Fia dalla storia il nome di colui Che il novo culto sotto pene impose Di ferri e di patiboli. ARRIGO A me ardisci Vitupero vibrar? MORO No, ma nunciando Vitupero infallibil nella storia ad ogni re che sia crudel, e oltraggio Rechi alle coscïenze, io vi rammento Che per voi sta, la pagina abborrita Del biasmo eterno cancellar..... ARRIGO Curvando Forse mia regia fronte anzi superbo Anacoreta! intendo. Anzi impostore Che impoverire il popolo m’intimi Per espïar mie colpe! MORO Ad impostori Siccom’io non mi curvo, e son Cristiano, E Cattolico son, così a ministri Degni di Dio curvarvi sol dovreste. E, vostre colpe ad espiar, costoro Non v’imporrìan se non virtù. Lasciamo, Lasciamo, o re, l’ignobil consueto Travestimento delle cose ai soli Abbìetti ingegni proprio. Essi, giurando Oggi per Inghilterra odio e dileggio A’ perseveranti nel paterno culto, Doppiano, in lor malediche pitture, Gl’infamanti colori, e ciò ch’ è luce Negar osano affatto o copron d’ombra. Non noi così, non noi così, o signore! Da’ volgari giudizii independente Esser dee quel de’ forti e saggi spirti. ARRIGO La britannica Chiesa..... MORO Avea ministri Non degni assai; degnissimi n’avea. Turbe ell’avea d’ipocriti, ed avea Cultori sincerissimi d’Iddio. Questa Chiesa purgare, illuminarla, Non di sangue cospargerla si debbe. ARRIGO Agevol cosa a desïarsi, e scabra Ad eseguir. Del giovenil tuo libro Dell'Utopia ti mostrerai tu dunque Sempre l’autor? Grigia hai la chioma, e visto Hai dagli alti gradini del mio trono Dell’inquïeta umanità gl’insani Moti complicatissimi; e ancor sogni Poter que’ moti regolarsi ognora Dal voler di chi regna? Eh via, concedi Ch’ arduo socïal bene oprare in guisa Non vïolenta mal si può. L’oprai Questo ben periglioso; ed hammi cure Molte costato, e molti errori forse E molta ne’ miei sudditi maligna Ingratitudin. Ma l’oprai! Volgari Ragionamenti m’abbagliaron forse, Ma non volgare è il mio coraggio, e tema D’esser vil nella storia in me non cape. MORO Vil, no, non vi dirà, ma..... ARRIGO Ti consiglio Di far senno, e pensar, che qui mutarsi Non già il tuo re; tu il dèi. Volli rispetto Del tuo ingegno portare alla grandezza, A’ tuoi lunghi servigi, alla tua fama, Pace tra noi possibil desïando. Oggi a me stesso, al mio regal decoro Debitor son d’esigerla, o por fine Con esemplar castigo alla tua audacia. Vuoi tu?..... MORO Ingannarvi, o sir? Nol vorrei mai. Ingannar me medesimo, e innocenti Fingermi l’opra d’un regno di sangue? S’anco il volessi, non potrei. ARRIGO Tu pensi In tua arroganza, che il tuo merto basti Dalla scure a salvarti. Erri. ANNA Con ira Questo colloquio non si sciolga. Il Cielo, Da tal colloquio fa dipender oggi D’Inghilterra la sorte. ARRIGO I giuramenti Che presta ogni Britanno, e Moro presti. MORO Fede al mio re giurai; fede gli tenni. ARRIGO Obbedïenza del tuo re alle leggi! MORO Quando a giustizia, a Dio non son contrarie. ARRIGO A Dio contrarie leggi io non impongo. MORO La libertà del credere è vietata Con catene e supplizi: ella sia resa, E più contrarie a Dio non saran leggi.

arrigo. La libertà che invochi era a mio danno, A danno della patria astutamente De bugiardi cattolici adoprata.

moro. Adoprata da’ retti era a dar gloria Alla patria ed al ver: io la riclamo In nome d’ogni retto.

arrigo. O Moro ceda, E rïasceso a’ primi gradi il voglio Della mia corte, o tremi. Il suo rifiuto Di sancir mio divorzio e la riforma A lui non sol morte sarà, ma a tutti Suoi colpevoli amici.

moro. Il so, dannato Già di Rocester è il pastor! ripiene Ahi d’innocenti vittime son tutte Del regno le prigioni!..... Inorridisco, Ma quei capi carissimi non posso Dalla scure sottrarre, al patto infame D’apostasia.

arrigo. Morran!

moro. Dio salveralli Colà dove di forti odio non giunge. ARRIGO Più in là che a re non lice, io la mia grazia Ver te recai, superbo. Ora è tua colpa, Se il nodo, ch’ io scior non volea, è spezzato. ANNA Deh! ferma, sire! ARRIGO In carcer ricondotto Venga costui; si convochi il giudizio Per condannarlo, e lui preceda intanto Alla mannaja il vescovo suo amico. (Parte.)

MORO, ANNA, CROMWELL

ANNA Commosso sei. T’arrendi; ancor è tempo. Il re ancor placherò. MORO Commosso io sono Di pietà per gli amici..... e pe’ miei figli..... E per la patria..... e per te stessa, a cui, Se il truce re non fuggi, orrenda fine Sovrastar veggo..... ANNA Arrenditi. MORO A niun prezzo Uomo ad infamia indur giammai non dessi. no matchno match ANNA Non perirà sì nobil petto: udrammi Arrigo ancor. (Parte.)

MORO, CROMWELL

CROMWELL Malgrado tuo, turbato Ti veggio, o Moro. Se pentito fossi..... Niun più di me d’Arrigo volge il core; Giovar ti posso. - Disprezzanti sguardi Sovra me scagli, e non rispondi? - Olà. (Vengono guardie, Cromwell accenna loro di ricondurre il prigioniero. Questi le segue e Cromwell parte da altro lato fremendo.)

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