29. Canzone della Bellezza segnal del bene, oggetto d'amore

Poesie — Scelta di alcune poesie di Settimontano Squilla

L’amor essenzial, cui son radicisenno e valor nativi, donde in terzos’integra ogni esser, si conserva e chiamabontá, veritá e vita, a grande scherzo,in voglie accidental, difTonditricidell’essere, come arbor, si dirama,o perché in sé l’ha a perdere, o per mostradi suo’ beni a bear altri chi s’ama.Talché un Cupido in ciel di copia nascegioiendo; e con ambascequi d’inopia un, che pascepur letizia di vincere la giostracontra il morire in questa bassa chiostra.Or fra le cose ancor, che tutte buonea sé, al mondo e a Dio, perché salutesono all’aitre o fatal destruzione,pose un gran segno la prima virtute.

Bellezza dunque è l’evidente segnodel bene, o proprio all’ente in cui risiede,o di ben ch’indi può avvenire a cuipar bello, o d’ambi, e d’altri può far fede.Ecco, la luce del celeste regno,beltá semplice e viva, mostra a nuigran valor, che gli avviva e giova a tanti:sol brutta all’ombra, bel degli enti bui.Di serpi e draghi il fischio e la bravurae la varia pitturaa noi ci fan paura,gli rendon brutti, e tra lor belli e santi.L’umiltá di cavalli e di elefanti,segnal di servitú e di poco ardire,fa brutta a loro, ma a noi bella vistadel poter nostro e ben di lor servire.L’altrui virtú al tiranno è brutta e trista.

Bella ogni cosa è dove serve e quando,e brutta dov’è inutile o mal serve,e piú s’annoia; e pur l’altrui bruttezzebello è vedere, e guerra in mar che ferve,perché tua sorte o virtú vai notando,impari a spese altrui mire prodezze.Brutto è, s’augura a noi male o rimembra,vedere infermi, povertá ed asprezze.Il bianco, che del nero è ognor piú bello,piú brutto è nel capello,che addita testé avello;pur bello appar, se prudenza rassembra.Belle in Socrate son le strane membra,note d’ingegno nuovo; ma in Aglaurosarian laide. E negli occhi il color giallo,di morbo indicio, è brutto; e bel nell’auro,ch’ivi dinota finezza e non fallo.

S’ella nota ogni ben, strano o natio,e principi son Senno, Amor e Forza,giocondi sempre ed utili ed onesti,cui le virtú son figlie, e gli altri scorza;chi piú senno, alta possa ed amor piomostra, è beltá piú illustre: ond’i gran gesti,spontanee morti e cortesie d’eroipaion sí belli, e mai non son infestidi savi le dottrine, leggi e carmi,ond’io posso eternarmi;e l’altrui glorie, e l’armi,e far gli altri prudenti a viver poi,son le piú ampie bellezze fra noi.Bello è la nave o il cavalier armatoveder, in cui piú forze addoppia l’arte;ma piú Archimede saggio opporsi al fato,franger le navi e trasvolar, di Marte.

L’Arte divina negli enti rinchiusa,che Natura appelliam, gli esempi prendeda Dio per farli; e la nostra da lei.Però il soggetto brutti o bei non rendenostri artifici; lo imitar gli accusa.Cosí degli aurei li marmorei dèipiú bei puon dirsi, arte maggior mostrando,e piú Tersite in scena che gli Atrei.E di Dante l’inferno piú bel pare,ch’e’ piú ’l seppe imitare,che ’l paradiso. E carevoci e sensi traslati énno, ampliandol’ingegno e ’l ben incognito illustrando;se no, fien vane o be’ drappi in Gabrina,che segnalano il mal del bene in loco,e fan bruttezza doppia tanta fina,quanto il papato a chi deve esser cuoco.

Or, se beltade è di bontá apparenza,sará oggetto a quei sensi sol, che lungiscorgono, come all’occhio ed all’udito,cui la ragione e i sensi interni aggiungi.Ma del gusto e del tatto alla potenza,e d’ogni senso, in quanto è a tatto unito,il bello è bene, e se, com’ella aspira,Sofia s’accoppia al Senno suo marito.Cosí beltá di ninfa al vago in attod’amor ristretta affatto,di dí o di notte fatto,passa in giocondo ben, donde ella aspira.Bontá fruisce Amor, bellezza ammira.Bell’è la melodia, ma, quando s’odedentro al mobile spirto, si fa dolce,se quel moto amplia, ond’e’ vive e gode;ma il strano offende, e lo sbatte, e non molce.

D’ogni ben, che conserva in qualche foggial’essere in sé, ne’ figli o nella fama,«beltá» il segno si dice: ma la formaper piú propria beltá si pregia ed ama.Perché la virtú scuopre, ch’intra alloggia,come la mole agli usi suoi conforma,l’avviva e tempra con arte e possanza.Ma, se mal serve all’uso di chi informa,come goffo giubbon, fa laido volto,segnal d’ingegno stolto,o di poter non molto,chi non potè o non seppe ben sua stanzaformar; onde è di vita rea speranza.Ma, s’ella è brutta fuori e bella dentro,come in Esopo, industria asconde e vita.Peggio è, se è bello il cerchio e brutto il centro;pessima è, quando è d’ambi mal fornita.

Beltá composta ne’ corpi ricercaproceritá e di membri simmetria,gagliarda agilitate e color vivi,di moti e gesti a tempo leggiadria.Piú i maschi che le femmine Dio mercacon ta’ segni, onde son piú belli e divi;però piú amati, e quelle amanti plue.Dunque nani, egri, tronchi e goffi, privison parte di bellezza, e vecchi e smorti,grossi, deboli e storti,e pigri, male accorti.Se brutto in nulla alcuno al mondo fue,tenner tutte virtú le celle sue.Pur ogni bello è fior di qualche bene,e d’alcun bello è fior la venustate.Di tutti quello e questa a mentir viene,che sta in note all’altrui gusto formate.

Giovane bella, sugosa e valentepromette lunga vita, e nutrimentoal seme, ed a noi gioia, onde può tanto.Se poi non truovi sí dolce il contento,com’ella addita, par brutta repente;e se fraude, fierezza e stranio ammantol’infetta sí, che piú nuoce che giuova,par brutta come un simulato santo.Ricchezze e onor, di virtú testimoni,son be’, ma piú i demòni,che que’ dati a’ non buoni,ché di commuti rovina son gran pruova.Bello è il mentir, se a far gran ben si truova.Or, s’ogni cosa in noi può, al mal soggetti,bella in qualch’uso farsi, a Dio ed al mondo,dove ha infiniti ognuna usi e rispetti,quanto fien belle, e piú l’Autor giocondo!

Guerre, ignoranze, tirannie ed inganni,mortalitá, omicidii, aborti e guaison begli al mondo, come a noi la caccia,giuochi di gladiatori e pazzi gai,arbor uccider per far fuoco e scanni,uova e polli, onde il corpo si rifaccia,far vigne, servi ed api, e tôr lor frutti,reti, qual ragno che le mosche allaccia;finger tragedia, se in vita anch’allegra,passando ogni morte egra,piú parti al mondo allegra.Ma piú bello è che paian mali e brutti;se non, in caos torneremmo tutti.Alfin questa è comedia universale;e chi filosofando a Dio s’unisce,vede con lui ch’ogni bruttezza e malemaschere belle son, ride e gioisce.

Canzon, se volontario ogn’ente onorabellezza per natura e non per legge,di’ ch’ella sia di Quel, che ’l tutto regge,trasparente splendor, ch’ogni bontatederivamento è di divinitate,che bea col bene e col bello innamora.Ond’eretica accidia e stolta accoragli sprezzator di quella,ch’al gran Dio ne rappellada’ morti ed a man fatti simolacri,mostrando in tutte cosedi Dio immaggine vive e tempii sacri,quanto Senno e Possanza in farle puose.

Comentarios

Cargando comentarios…