81. Canzone della Prima Possanza

Poesie — Scelta di alcune poesie di Settimontano Squilla

Le potestati umane tanto m’hannotravagliato, ch’omai vengo a pensare,ch’io peccai contra te, Possanza Prima;però che di Saturno piú d’un annotutto del Senno Primo a contemplaremi diedi, e al Primo Amor volsi ogni rima,di te tanto scrivendoquanto per lor ti intendo,di cui dovevo far principal stima.Or io volgo il mio stilealla tua dignitate,perdon chiedendo umileed aiuto, o Suprema Podestate.

Dove manca possanza, il patimentoch’al non esser le cose sempre tira,abbonda, e ’l caso avverso, ed ogni male;onde io tant’anni mi truovo scontento.A te, Valor, dunque, oggi alzo la mira,a cui soggiace ogni forza fatale:ché ’l Senno e l’Amor pio,com’or ben confesso io,senza la tua difesa poco vale.Può amar chi ha potenzae sa chi può sapere,ed è chi aver può essenza;dunque, ogni quidditá vien dal Potere .

L’intrinseco poter fa che sossistaogn’essere; e l’estrinseco il difende,si è d’altri, o parte, e non da sé, né tutto.Sta il mondo e gli enti magni in questa lista,a cui precede chi da nullo pende,Dio, che interno valor solo ha per tutto.Ma può, se poter vuolee se poter sa; e suole(in sé volgendo quel che ’n lui è produtto)saper, se puote ed ama;e voler, se può e sape.Dunque «tre in un» si chiama,e distinzion d’origine sol cape.

Possanza e Senno producono Amoreunitamente; e però tutte coseaman l’esser, però che sanno e ponno,ma sanno perché ponno solo. Autoredunque del Senno primo ben si poseil primario Poter, degli enti donno.Ma, perché regge amando,ed opera insegnandoe l’esser, quando è desto e quando è in sonno,d’essi tre si compone,saran tre preminenze,d’ogni effetto e cagionesemplici metafisice semenze.

È, ciò ch’è, perché puote, sape ed ama;non è, quel ch’esser non può, ignora o abborre,per sé, o per forza d’altri, o del Primo Ente,

ch’è monotriade. E quel ch’all’esser chiama,partecipando tre eminenze, corre,pur limitato sempre dal niente,all’esser suo finito,che sta in quello infinitoesser, eterno, solo, independente,che creò, come based’ogni essenza seconda,lo spazio, immenso vase,ch’è penetrato, penetra e circonda.

Quando di contener virtú donastial luogo, e dal tuo Senno senso prese,e dall’Amor amor di farsi pieno,la gran mole corporea ingenerasti,delle virtuti agenti atta all’imprese,in due triadi consimili a quel seno.Poscia i maschi, possenti,che di lei due elementi,cielo e terra, formâro: e del piú e menodi lor gare e rovineogni mistura uscia,Dio influendo, a tal fine,necessitate, fato ed armonia.

La vita, agli enti vari che seguiva,era virtute, in quanto da te nacque.Ma quel che dal non esser timor venne,ogni vizio produsse, e la nocivaragion di Stato, e poi ’l mal proprio piacque,che ’l senso indi impotente a ciò s’attenne.Ma, se ti svegli omai,in meglio muterainatura madre e i figli, come accenne.L’impotenza e ’l peccatotorrai da’ senni umani;tutti in un lieto statogl’imperi adducerai vari profani.

Darai alla vita di durar virtute,forza alla legge, che ’l gran Senno mise,vigor all’amicizie, d’amor prole.Senza te, gli enti han le bontá perdute;venner l’insidie e l’unitá divise,ch’invidia partorîro e false scuole:timiditá e pigrizia,sconfidenza, avarizia,viltate e crudeltá, che starsi solenon san l’una dall’altra.Ma, dove è tua fortezza,ogni natura è scaltra,né teme il male, onde di farne sprezza.

Canzon, di’ al Poter Primoche per mancanza sua sto in tal paura,che meditar non posso la Scrittura.Traggami da questo imoinferno. Ed in effetto,se tutto il mio soggettoei non sará, me stesso empio condannoda mò al perpetuo lagrimoso affanno.

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