86. Salmodia, che invita la terra e le cose in quella nate a lodar Dio

Poesie — Scelta di alcune poesie di Settimontano Squilla

La terra nostra di far giuoco e festanullo tempo si resta — al sommo Dio;da che l’unio — l’Amor, pesolo in mezzo,gioisce al rezzo.Gioisce al rezzo, e ’l circondante caldoschifando, viver saldo — e freddo gode;rendendo lode — all’Eterno, eternarsivuol, non disfarsi.Vuol non disfarsi; e ’l sol vorria disfarlanon per odio; per farla — mole amicaseco l’intrica, — e con focose bracciacinge ed abbraccia.Cinge ed abbraccia anch’ella lui nel seno:ché, schifandolo, pieno — pur se ’l vededi calor: fede, — che al destin piú incorrechi piú l’abborre.Chi piú l’abborre, poscia piú l’aggrada;che sua fuga sia strada — a quel s’ammira.Ché alla sua mira — e gloria gli rivolgeChi il mondo volge.

Chi il mondo volge così fece madrela terra, e ’l sole padre — d’infinitaprole, ch’addita — del Primero Ingegnol’arte e ’l disegno.L’arte e ’l disegno su esaltate, o monti,della gran madre pronti — alle difese,ossa distese, — e fini a’regni nostri:stanza a’ gran mostri.

Stanza a’ gran mostri e piccioli, prestate,

acque, che circondate — il nostro suolo:voi date il volo — a’ pesci ed alle navi,sì in terra gravi.La terra aggravi, e pur non la sommergi,tu, ocean, che t’ergi — sì superbo.Per divin verbo — dal suo ventre uscisti,e ’l mondo unisti.Tu ’l mondo unisti, ch’è il primo animale.Tra l’etra spirituale — e ’l terren grossosangue ti posso — dir, che nutre, e viene,va tra le vene.Va tra le vene e per li fonti spiccia,dove la terra arsiccia — ha piú bevuto;indi il perduto — alle campagne rende;poi in alto ascende.In alto ascende a far giuoco al Signorecol terrestre vapore — insieme misto;or stella è visto, — ed or, come bombarde,rimbomba ed arde .Rimbomba ed arde ed atterrisce gli empii.Non perdona agli tempii, — o vivi o morti.Tu, Dio, n’esorti — a be’ celesti nidicon questi gridi.Con questi gridi gli animai richiami,perché non restin grami — alle tempeste.Gioconde feste — agli angeli, a’ demònifatiche doni.

Fatiche doni con saper immensosotterra al fuoco accenso, — che fracassa,cuoce e relassa, — e dentro fa i metalli,fuor monti e valli .Co’ monti e valli, e fiumi e mar, distinguii paesi: altri impingui, — altri fai macri,e dolci ed acri — agli abitanti varipiú necessari ,piú necessari e piú capaci ancoradi vite, che si fora — ugual pertutto ;e perché tutto — pur le cose stessenon producesse ;ma producesse biade la campagna,s’alzasse alla montagna — il fummo e l’ondaarte profonda — di doppi lambicchiper farci ricchi .Per farci ricchi altrove oro ed argentonasce; altrove frumento, — augelli e fiere,rivi e peschiere, — macchie, salti e boschi,perch’io ’l conoschi.Perch’io conoschi l’alta Cagion Prima,fa mancar al mio clima — molte cose.Commerzio puose, — amor e conoscenzatal Providenza .Tal Providenza in due quadranti oppostifa che in su il mar s’accosti — in uno colle:l’altro s’estolle — per l’acque pendenti,la concorrenti.Son concorrenti di diversi fianchiin cui avvien che manchi: — e in tutti lidisei ore vidi — alzarsi e sei abbassarsi,per piú avvivarsi .Per piú avvivarsi fa il medesmo l’aria,e pur qual mar si varia, — dove accoltison vapor molti, — che capir non ponno,e spazio vonno.

E spazio vonno, e spazio van cercando,purgando, ventilando, — trasferendoe convertendo — il fummo in util pioggia:stupenda foggia!Stupenda foggia, ch’a piú parti giove.Fiere ed augelli altrove — e pesci porta:le navi esorta — al corso; noi a consulta;altri sepulta.Altri sepulta in sonno, ed altri in sabbia;svelle arbori con rabbia, — e gran citati.Son fecondati — i campi, ove dolce aurail verde innaura.Fa verdi, innaura e purpuree le nubi,il sol, perch’io non dubi — or, che piú pèrala nostra sfera — in mare . Il suo ben valeciò che in su sale:quando in su sale, in grandini s’ingroppagrosso vapor, che scoppia — in caldo loco;ma non a poco a poco, — qual la neve,che il freddo beveIl freddo beve, e si congela in brinaquel ch’aura mattutina — o sera agguaglia,come si quaglia — in pioggia il fummo, e cadedolce alle biade.Per far le biade e’ manca nell’Egitto,onde il Nil fu prescritto — che inondasse,che Assur fruttasse — e l’India in questa guisa,che Dio n’avvisa.Dio pur n’avvisa, che l’Arabia ottennesolo rugiada, e fenne — incenso e manna,nettarea canna, — e ragia, di che degnifûr i miei regni.Tutti anche i regni han piani, balze e selve,pasto e casa di belve. — Oh maraviglia!quanta famiglia — per te, Signor, nasce,si cresce e pasce.

Si cresce e pasce di liquor terrestreil ferro, il sasso alpestre: — un grasso e mollel’erbe satolle, — immobili animali,fa’ a que’ c’han l’ali;a que’ c’han l’ali, a chi serpe, a chi andafoglie, radici, ghianda, — grani e pomi;altri ne domi, — altri armi, altri fai inermi,né senza schermi.Hanno per schermi i ricci e gli arboscellispine contra gli augelli, — asini e bovi;altura trovi — in querce, abbeti e faggiper tali oltraggi.Per tali oltraggi han le quaquiglie e i piniguscio; e vesti d’uncini — contra i colpi,che ghiro non le spolpi, — han le castagne;ma pur le fragne.Però le fragne, ché Dio ha destinatoch’ogni ente non sol nato — sia d’ogn’altro,ma l’uno all’altro — sia cibo ed avello,or questo, or quello .Ma questo e quello, resistendo, additagodersi in ogni vita, — che Dio dona:e, perch’è buona, — ogn’altra viva norma,pur si trasforma .Chi lo trasforma con tanta sua laude,che sieno molti gaude — gl’innocenti :pochi possenti — orsi e leon vedrai,pecore assai.Pecore assai, che dal caldo e dal gelosolo difende il pelo. — Frutti e fiori,tu, fronda, onori: — a’ timidi è soccorsola tana e ’l corso.Le tane e ’l corso ha il cervo, il lepre, il capro;corna il bue: sanne l’apro: — onghie il cavallo:vivezza il gallo, — ch’al fiero lionespavento pone.

Spavento pone all’elefante il drago.Oh spettacolo vago — di lor gesti!Falcon, tu avesti — rostro, e duro artigliol’aquila e ’l niglio,L’aquila e ’l niglio han pur la vista acuta,come il can lunge fiuta — la sua preda,perché provveda, — ode lontano il lupoal ventre cupo.Pel ventre cupo ha forza la balena,molta astuzia ha la iena, — industria l’ape.Oh come sape — polizia il governo,d’está e d’inverno!D’está e d’inverno han cittá le formiche;stanze altri sempre apriche — si procaccia;va il ragno a caccia, — e si fa rete e stanzadi sua sostanza.Di sua sostanza si circonda e cova,prende l’ali, e fa uova — quindi uscendo,varie vivendo — vite un verme; ahi lasso!Oltre io non passo.Oltre io non passo, non posso ; assai ignorol’anatomia, il lavoro, — fraudi ed ire,gioie e martire — di quanti il mar serra,l’aria e la terra.O aria, o terra, o mar, mirar potreine’ vostri colisei — ta’ giuochi io sciolto!Ma chi è sepolto — in corpo, sol s’accorgeche poco scorge .Se poco scorge, potrá dirne meno.Ma il sermon vostro appieno — a tutti è aperto;non è coperto — a nazione alcunasotto la luna.Sotto la luna il nostro dir trascendaal Re della tremenda — maestate.Transumanate — menti, voci e note ,ite al Signor, che tutto sape e puote.

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