La protezione del più forte

Un uom già fu della campagna amante,che possedeva alla città vicino,fiorito verdeggiantee da lui coltivato, ampio giardino.Siepe folta e spinosacingealo intorno intorno;colà dentro crescea tutta odorosa,d’acque la sera aspersae di rugiada allo spuntar del giorno,menta, dittamo e persa:di queste erbe ei faceva i dì di festa,da portarselo in pettoalla sua Margherita, un bel mazzetto.Questa felicitàda una lepre turbatafece sì che al signor della cittàil nostro galantuom portò querela.- Questa bestia mal nataentra - disse -, signor, mattina e seranel mio giardino, e lì senza rispettocalpesta i fiori e mangia l’insalata.Io tesi, per finir questa billera,all’ingordo animal più d’un archetto,ma delle trappolech’io tendo ridesi:bastoni e ciottoliseco ci perdonotutto il por credito.Per me lo credo un mago -. - Un mago, oibò! -rispose il sire -; e quando fosse un diavolo,v’assicuro che Po, Tigre e Giordanofaranno in modo che del vostro cavolopiù non godrà questo animal villano;noi ci verrem dimanicon armi, con lacchè, cavalli e cani -.Fatto così l’accordo, ecco ch’ei viene.cani sciolti e in catene,cacciatori e bracchieri,can da fermo e levrierie cavalli e lacchè,tutti conduce il buon signor con sé.- E ben - disse al padroneFacciam pria colizione;veduto ho i vostri polli, e son ben teneri.Vostra figliola è questa? Al primo aspettovi dico, o galantuom, che è tempo omaiche vostra figlia armi a un marito il letto;accostatevi a me, bella fanciulla,ditemi in confidenza:non vi parrebbe molto saporitoun pezzo di marito? -E dicendo così fa conoscenzacon quella giovinetta,se la fa sedere a lato,poi la piglia per la mano,sale al braccio, e poi pian pianoal fazzolettoche copre il petto,stende le dita.La giovinetta allor tutta arrossitasi difende con rispetto;l’accorto padre n’ha gran dispiacere,ma bisogna tacere.Qui rizzandosi: - Oh via,vediam - disse - egli priatutta la vostra casa -. Eccoli in sala,scendon le scale, giungono in cantina,contan le botte piene; indi rimontano,e finalmente arrivano in cucina.- Questi vostri prosciuttison eglin vecchi tutti?Hanno una cera d’essere squisiti -.- Sono al vostro comando -. - Ed io - risposeil nobile signoreli prendo di buon cuore -.Fa colazione in tanto,e seco mangia tutta la famiglia:i cani e’ cacciatori,cavalli e servitori,tutta gente di buona dentatura;comanda a diritturain casa di quell’uom, beve il suo vinoed accarezza la sua bella figlia.Succede al mangiamentodei cacciator l’orribil imbarazzo,fan trombe e corni un orrendo schiamazzo,che d’ogni intorno ne risuona il lito;onde il buon uom solo alla quiete avvezzoattonito rimane e sbalordito.Il peggio fu che misero a soqquadroerbe da far minestre, erbe odorose:addio ogni più bel fiorito quadro,addio lattughe tenere e gustose.Scovan la lepre, che si stava ascosatra verde e folta malva:volan frecce per l’aria, ella paurosaschiva fuggendo i colpi, e al fin si salva.Qui tutto ardente il sirevolto a’ suoi disse: - O là, mie genti, apritequesta siepe, che io vogliouscir di questo imbrogliosenza tornar indietro e senza scenderedal mio cavallo -. Allor tutti colorofecero così ben questo lavoro,che il pover’uom dicea, ma sospirando:- Questi sono i favoriche fanno i gran signori -.Essi però tagliandoalla peggio la siepe il lascian dire,e in men d’un’ora fer sì gravi danniche le lepri d’un regno insieme unitenon avrebbero al certocosì gran guasto mai fatto in cent’anni.Prencipi, se tra voi sorge mai lite,non chiamate in aiuto un re possente, state all’erta, avvertitech’ei non s’impegni nelle vostre guerree che ei non entri nelle vostre terre.

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