Le chiare imprese e la gloriosa morte

Le chiare imprese e la gloriosa mortedel famoso Spartan, Musa, racconta,che di Xerse al poter presso a Termopilis’oppose, e cadde per salvar la patria.……………………………………………Ma Leonida intanto si ritiraentro i silenzi dell’avite mura;in segreto pensiero ivi tranquilloil possente suo cor così rivede, / si profonda così nel suo gran gran cuore,mentre Natura gli ristringe al pettoun terror passeggier: - Quale improvvisodolor, qual fredda retinenza, il miospirto così del suo vigor disarma?E mormora ch’io temo? E può la morteLeonida atterrir, che tante e tantevolte la vide e disprezzolla, quandoorrenda più della battaglia in fronte?O di lasciare in tutta la sua pompala vita, e tutti sul fiorir gl’onoriche mi cingono il crin, l’alma s’attrista?Oppur d’abbandonare (eternamenteabbandonar) la mia piangente sposa,i pargoletti, i figli e i fidi amanti?Leonida, ti sveglia: eh, staran questialla salvezza universale a fronte.Ecco la patria chiama: oh sacra voce,odo te sola. Quel potente suonoritornante virtù mi brilla in petto,d’avanti a lei fugge il timore: o morte,prendi la mia non resistente mano,e guidami. E tu pure accompagnando,oh Fama, il mio cader, proteggerai,con instancabi’ale il mio sepolcro,né il tempo istesso violerà mie lodi -.Mentre in tal guisa il generoso eroepiù salda in la virtù l’alma rendea,Agide sopraggiunse, e così disse:- Se fin’ora indugiò la lingua miail grato della lode offrir tributo,che ‘l tuo merito chiede, e solamentenel generale applauso accrebbe i gridi,perdona, o fratel, al tuo pietoso amico,poiché di lei la deplorabil sorte,di lei, più caro del tuo cor soggetto,lunge mi tenne dalla tua presenza.O incomparabil uom, benché richieggiale prime cure tue Sparta, di leinon ti scordar, ch’ora per te si duolein amare agonie, le quali invanod’addolcir s’ingegnò fraterno amore -.Al generoso amico al fin si strinseLeonida, e cotal risposta feo:- Oh tu, che a questo cuor sì caro <sei>,della bontade umana esempio illustre,pensa che sempre mi rammento quellada cui sul viver mio largo derivadella felicità la più gran parte.Io potrò, che cedei l’aure di vitaperché non piangan altri, perché milledisgraziati non sian; quand’ella è in duolo,ella da me più di ciascun’amata,benché diletta men di tutti insieme,io potrò disprezzar gl’affanni suoi?Sparta, semmai nelle future etadiIl nome di Leonida ed il fatograta ricorderai, non passar questosenza attenzion; la vita, ch’io donaiper te, penoso non provò momentoche stancasse il mio spirito, né furo,quelle che abbandonai, gioie comuni.

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