Sotto il ciglio lusinghiero

Sotto il ciglio lusinghieroquel bell’occhio nero nerobrïosetto oh come gira:tutt’intento egli si ferma,ora fugge, or si sofferma,ora ride, e mai s’addira.

Crudo Amor, quel fiero sguardo,io lo dico in tuo dispetto,è più crudo, è più perfettod’ogni tuo più nobil dardo.

Vola, Amor, nel bianco petto,là ti posa e t’accovaccia;poi t’affacciaa ridirme il tumidetto,tiepidettoavorio schietto,acciò ch’io possa cantarlo,celebrarlo,coronarlosopra quel dell’alma dea,che dei dèi l’alta assemblearacchiudea con tanta setefra le maglie della rete.

S’io t’avessi tra le mani,quanti strazzi e quanti branivorrei far di quel tuo core,Vulcanaccio traditore!

D’esser zoppo egli sapea,sapea d’esser un magnanobrutto, ruvido e villanoda far recere ogni dea.

Pur si volle maritarecon la dea del ciel più bella,con Ciprigna la donzellache nel ciel salì dal mare.

Questa povera figliuolaquando vide il brutto zoppo,gridò forte: - Ah quest’è troppo! -e serrossegli la gola.

Indi tutta disdegnosafuggì l’orrido sembiante,e di Marte il prode amantediventò tutt’amorosa.

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