Annotazioni

Il libro del Cortegiano

Ove col formator del Cortegiano,Col Bembo, e gli altri sacri al divo Apollo,Facea l’esilio suo men duro e strano.(Ariosto, Satira IV.)

C’è il Bimbo, c’è il Cappel, c’è chi qual luiVeggiamo ha tali i Cortegian formati.

neque enim de Cesaris actisUllum majus opus, quam quod pater extitit hujus.

Consenti, o mar di bellezza e virtute,Ch’io, servo tuo, sia d’un gran dubio sciolto.L’S, qual porti nel candido volto,Significa mio Stento, o mia Salute?Se dimostra Soccorso o Servitute?Sospetto o Securtà? Secreto o Stolto?Se Speme o Strido? se Salvo o Sepolto?Se le catene mie Strette o Solute?Ch’io temo forte, che non faccia segnoDi Superbia, Sospir, Severitate,Strazio, Sangue, Sudor, Supplicio e Sdegno.Ma, se loro ha la pura veritate,Questo S dimostra, e con non poco ingegno.Un SOL Solo in belleasa e crudeltate.

Fortes creantur fortibus et bonis;Est in juvencis, est in equis, patrumVirtus, nec imbellem ferocesProgenerant aquila columbam.

e tu li chiamaPer quell’amor che i tira, ed ei verranno.

Scribendi recte, sapere est principium et fons.

(De Arte Poetica, v. 309.)

ut sibi quivisSperet idem; sudet multum, frustraque laboret,Ausus idem.(De Arte Poetica, v. 210-2-42.)

. . . . . sed cruda Deo viridisque senectus.

(Æn. VI, 304.)

Sempre a quel ver che ha faccia di menzogna.Dee l’uom chiuder le labra, quanto ei puote,Però che senza colpa fa vergogna.Inf. XVI, 22.

Vorrei costì dal Tibaldeo sapessiS’un crudo, senza legne, esser può cotto;E se quel ch’è d’un sol, può esser d’otto;O se non può aver letto un che leggessi.

Illo non juvenis poterit de funere quisquamLumina, non virgo, sicca referre domum.

Si nescis, oculi sunt in amore duces.

Nam veluti pueris absinthia tetra medentesQuum dare conantur, prius oras pocula circumContingunt mellis dulci flavoque liquore,Ut puerorum ætas improvida ludificetur,Labrorum tenus; interea perpotet amarumAbsinthi laticem, deceptaque non capiatur,Sed potius tali facto recreata valescat.

Così all’egro fanciul porgiamo aspersiDi soave licor gli orli del vaso;Succhi amari, ingannato, intanto ei beve,E dall’inganno suo vita riceve.

. . . . . . . . funqar vice cotis, acutum

Reddere quæ ferrum valet, exsors ipsa secandi.

La gloria di Colui che tutto muovePer l’universo penetra, e risplendeIn una parte più, e meno altrove.

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