Ecco il buon Dio di Nisa

Ecco il buon Dio di Nisa,Che con la fronte adornaDi pampani ritornaLe ville a rallegrar.Le maculate tigri,Dori, a mirar, deh! vieniSotto i purpurei freniUbbidienti sudar,

Le Menadi saltanti,Che con lui fan ritorno,Mirale al carro intornoLevare in alto il piè,Alto gridando: GiungeIl Dio d’edere ornato,Il Dio due volte nato,Delle vendemmie il Re.

Ecco i vellosi Fauni,Che l’inquieto ditoSul cembalo feritoFan rapido strisciar,Oh come gli uni in danzaIl Dio seguendo vanno,Com’altri i campi fannoDi canti risonar!

Chi bei canestri porta,Peso opportuno e caro,E chi il ritorto acciaroDell’uve troncator:E chi sul tergo vuoteL’otri rugose tiene,Che tutte dovran pieneTornar di dolce umor,

Ebro su l’asinelloDa lor non si divideIl buon Silen, che ride,E batte mano a man;Che ormai vicine vedeL’uve a cader nel tino,Che in liquido rubinoA liquefarsi van.

In villereccia gonna,Dori, vieni felice,Gentil vendemmiatriceIl Nume ad incontrar.Ah! tu gli parrai quella,Che il Fuggitivo infidoPotè sul curvo lidoPiangente abbandonar.

Ma seco non fermarti,E siegui il mio consiglio:Bellezza è in gran periglio,Se un Dio vicin le stàAd una Bella troppoPiace ad un Dio piacere,Un Dio le fa parereBella un’infedeltà.

Saluta il Nume amico;Poi, come Amor richiede,Col tuo Pastor il piedeVolgi da lui lontan.Vieni fra l’altre NinfeSalite già su gli olmi,Chè i grappoli ricolmiLiete troncando stan.

Là su quell’olmo ascendi,Dori, che a pampinosaVite, fedel sua sposa,I rami maritò.Ve’ di montano faggioScala al suo troncostarsi,Che ferma al tuo piè farsiFido sostegno può

Salita già ti veggio,Già intenta al bel lavoroSpogli del suo tesoroIl tralcio produttor;Ma guarda, che furtivoUn Satirel qui sottoDa reo desir condottoViene, e lo sgrida Amor.

Amore, che difendeSempre le belle cose,Con un flagel di roseLo viene a discacciar:E scendere il protervoVeggendolo dall’alto,Ve’ come sa d’un saltoLunge da lui balzar.

Dori, sai, che l’Autunno,Tinto di mosto il viso,Fa in ogni parte il riso,E il giubilo apparir:Senti le VillanelleSciogliere allegri canti;Sentii Pastori amantiCon loro i canti unir,

Snoda l’argentea voceLà sù dall’alta pianta,E i dolci versi canta,Che il tuo Pastor vergò;Il tuo Pastor, cui diedeLiguria chiaro il nome;Cui spesso Amor le chiomei miti coronò,

Al tuo cantar vedraiTutto tacer repente;Più vago, e più ridenteL’Autunno devenir;E a te, che i giorni suoi,i suoi campestri regniTanto bear ti degni,Le sue ghirlande offrir.

Ma quel fecondo tralcio,Dori, spogliasti assai:Discendi, e cessa omaiDal rustico lavor.Vieni, e con mano arditaIngegnati furtivaTinger la gota vivaD’un giovane Pastor.

Di quel Pastor, che dolceSuona l’agreste avena,E a te, sua bella pena,Ben degno è di piacer:E poi che l’avrai tinto,Fuggi tra quelle frondi;Ma sì tra lor t’ascondi,Che possati veder.

Così per le campagneA folleggiar ne insegnaLa bella, che vi regna,Amabile stagion:Così di mosto il visoNelle vendemmie anticheTinse ad Amor già Psiche,Cipri al leggiadro Adon.

Comments

Loading comments…