40 - A MIA SUOCERA LA SIGNORA CAMILLA PREVOSTI
Poesie
A MIA SUOCERALA SIGNORA CAMILLA PREVOSTI
Giacché non posso per ragion d’impiegovenire a lei col fisico in vettura,le vengo col morale in questo piego.È magro il cambio assai, pur mi procuracerta reputazion d’uomo capace,che sebbene non meriti mi piace;
Ma lei per carità non dica nienteche tal riputazione non mi merito,perché, quantunque men che colla menteil salario guadagni col preterito,pur mi dò il tono d’uomo affaccendatodi qualunqu’altro al par regio impiegato.
E tanto più la prego di tacerein quanto, imposturando in tal maniera,dò a me stesso una spinta onde ottenderedi correre più nobile carriera.Fra Modesto non fu giammai priore,e i grandi esempi alfin mi stanno al cuore.
E chi lo sa che un giorno non diventiqualche signore anch’io di importanza?A buon conto sto assai bene di denti,ho bastante presenza ed arroganza;malcreato, mordace, sprezzatoremi farò poi col diventar signore.
Ah, con doti sì belle egli è un peccatoche quel tempo prezioso sia decorsoin cui bastava ad essere ammiratocrin mozzo, gran berretto e voce d’orso,in cui quanto più eri manigoldone ritraevi onor, rispetto e soldo.
Ah se fosse quel tempo! per Milanomi vederebbe correre severocon tanto d’occhi in fronte e sciabla in mano,gran flagello de’ nobili e del clero,ma quel tempo felice oggi è passatoe sol oggi il mio spirito è sviluppato.
Né in oggi mancherebbermi i talentidi volger pel rovescio la medaglia,massime colli esempi ognor presentid’una quantità simil di canagliach’oggi Gracchi corcarsi e all’indomaniTigellini si alzar, Plauzi, Seiani.
Ma io troppo divergo dal camminoche di far verso lei m’era propostoe la cuffia le avrò rotta un tantino,come è ben natural, dunque, ciò posto,temp’è che sul sentier tosto mi mettipel quale al labbro van del cuor gli affetti;
e le dica che l’amo di manierada correre per giovarle, se abbisogna,a vendermi al lavor della galera,a chiedere e accettar posto in Bologna,od anche a rimanermene in eternocome adesso impiegato subalterno.
Per difenderla poi farei prodezzadi cui non udirebbesi seconda.Vorrei passare in forza ed accortezzafin gli eroi della tavola rotondaed avere per lei sotto alle reniAgramante, li Mori e i Saraceni;
Né creda che il mio dire sia iperbolico.Non esagero mai, poi, se prometto,mantengo la parola da cattolicocristiano onorato, e quel che ho dettolo confermo di nuovo, e in fede etcetterami sottoscrivo, e poi chiudo la lettera.
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