XX - Donna pietosa e di novella etate
Rime
Donna pietosa e di novella etate,adorna assai di gentilezze umane,ch’era là ’v’io chiamava spesso Morte,veggendo li occhi miei pien di pietate,e ascoltando le parole vane,si mosse con paura a pianger forte.E altre donne, che si fuoro accortedi me per quella che meco piangia,fecer lei partir via,e appressarsi per farmi sentire.Qual dicea: "Non dormire",e qual dicea: "Perché sì ti sconforte?"Allor lassai la nova fantasia,chiamando il nome de la donna mia.
Era la voce mia sì dolorosae rotta sì da l’angoscia del pianto,ch’io solo intesi il nome nel mio core;e con tutta la vista vergognosach’era nel viso mio giunta cotanto,mi fece verso lor volgere Amore.Elli era tale a veder mio colore,che facea ragionar di morte altrui:"Deh, consoliam costui"pregava l’una l’altra umilemente;e dicevan sovente:"Che vedestù, che tu non hai valore?"E quando un poco confortato fui,io dissi: "Donne, dicerollo a vui.
Mentr’io pensava la mia frale vita,e vedea ’l suo durar com’è leggiero,piansemi Amor nel core, ove dimora;per che l’anima mia fu sì smarrita,che sospirando dicea nel pensero:- Ben converrà che la mia donna mora -.Io presi tanto smarrimento allora,ch’io chiusi li occhi vilmente gravati,e furon sì smagatili spirti miei, che ciascun giva errando;e poscia imaginando,di caunoscenza e di verità fora,visi di donne m’apparver crucciati,che mi dicean pur: - Morra’ti, morra’ti -.
Poi vidi cose dubitose molte,nel vano imaginare ov’io entrai;ed esser mi parea non so in qual loco,e veder donne andar per via disciolte,qual lagrimando, e qual traendo guai,che di tristizia saettavan foco.Poi mi parve vedere a poco a pocoturbar lo sole e apparir la stella,e pianger elli ed ella;cader li augelli volando per l’are,e la terra tremare;ed omo apparve scolorito e fioco,dicendomi: - Che fai? non sai novella?Morta è la donna tua, ch’era sì bella -.
Levava li occhi miei bagnati in pianti,e vedea, che parean pioggia di manna,li angeli che tornavan suso in cielo,e una nuvoletta avean davanti,dopo la qual gridavan tutti: "Osanna";e s’altro avesser detto, a voi dire’lo.Allor diceva Amor: - Più nol ti celo;vieni a veder nostra donna che giace -.Lo imaginar fallacemi condusse a veder madonna morta;e quand’io l’avea scorta,vedea che donne la covrian d’un velo;ed avea seco umiltà verace,che parea che dicesse: - Io sono in pace -.
Io divenia nel dolor sì umile,veggendo in lei tanta umiltà formata,ch’io dicea: - Morte, assai dolce ti tegno;tu dei omai esser cosa gentile,poi che tu se’ ne la mia donna stata,e dei aver pietate e non disdegno.Vedi che sì desideroso vegnod’esser de’ tuoi, ch’io ti somiglio in fede.Vieni, ché ’l cor te chiede -.Poi mi partia, consumato ogne duolo;e quand’io era solo,dicea, guardando verso l’alto regno:- Beato, anima bella, chi te vede! -Voi mi chiamaste allor, vostra merzede".
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