Morte avversara, poi ch'io son contento
Rime
Morte avversara, poi ch’io son contentodi tua venuta, vieni,e non m’aver, perch’ io ti prieghi, a sdegno,né tanto a vil perch’ io sia doloroso.Ben vedi che di piagner non allento,e tu mi ci pur tienisegnato del tuo nero e scuro segno,però che sai che ’l viver m’è noioso.Io son sicuro, e fui già pauroso,di doverti veder, crudele, in faccia;ed ora, se m’abracciada tua parte il pensier, il bascio in bocca.. . . . [-occa]Amor per quella che meco s’adorna,e dicendo va e tornainfin che[d] io ragioni un poco a lui;poi ne verrà costui - insieme ed ella,e l’un per servo e l’altra per ancella.Morte, lo giorno ch’io gli occhi levaia quella che’l disionaturalmente mi formò entro al core,compita, al mio disio, d’ogni biltate,immantinente ch’io la risguardai,nello ’ntelletto miocontento fue lo spirito d’amoresol di veder la sua nobilitate.Ma la sua nova e salvaggia etate,crudele e lenta contro a mia fermezza,per la sua giovinezzam’ha tempo, in vanità girando, tolto.Né io mi son però a dietro vòlto;ma con quel lume ch’io l’accesi al viso,mi son piangendo misoa dir sì basso a la sua grande altura,che, se [a] merzede giuvinetta e fera,[l]i sdegni vinca l’umile manera.Io la trovai della mia mente donnacosì subitamentecome Natura mi die’ sentimento,e canoscenza Amore ed intelletto,poi gli occhi miei, quando la fecior donna,sì amorosamenteguardaro in lei, veggendo a compimentoogni beltate senza alcun difetto,che li condusse a pianger lo dilettosì dolcemente, che la vita apersee lo cor non sofferse.Diedersi a pianger, veggendo la vistach’i’ ho perduta, e ciascun ora acquistasì leggermente com’ i’ daria ’l sangue,onde notrica l’anguech’alla punta del cor Amor mi tene,[s]e[d] io potessi ben - vedere un’oracome la mente mia quando l’adora!La mente mia, trafitta e dirubatada’ ladri miei pensieri,che m’han promesso il tempo e non atteso,veggendosi così distrutta, piange;e la speranza vede scapigliatasopra ’l disio ch’ierid’angoscia cadde tramortito e steso,né far li può sentire Amor che ’l tange.E se Pietà ch’agli occhi mi ripiangedi quella natural mi contradice. . . . [-ice]io sarò più possente d’ella, intantoch’un’ora, nel mio pianto,mi manderò diritto al cor la spada:ov’io sog[g]iacerò una volta morto,poiché vivendo ne fo mille a torto.Morte, a cui dico? Donna mi disdegna,né la vita mi vale,sì m’e rivolto, ciò ch’io chieg[g]io, incontra;e la cagion qual sia no·lla vi celo:i’ ho seguito Amor sott’ una insegna,provando bene e male,e tutte cose mi son sute contrapoi ch’io vidi a madonna il bruno e ’l velo.Par che ’nfluenza di malvagio cieloirasse il tempo e la sua giuventute,tollendole salute,acciò ch’un’ora ben no·ll’incontrasse.Ma se Natura o Dio considerasseli sofferenti, come far solea,beato quel sareached e’ potesse tanto ben pensarequant’ al levar - del vel mi daria ’n sortecolui ch’è scarso sol di darmi morte.
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