Poscia che dir conviemmi ciò ch'io sento
Rime
Poscia che dir conviemmi ciò ch’io sentoe ch’io sostegno faticosamenteper la vita dolenteche piangendo a la morte mi conduce,qual sia e quanto il mio crudel tormento,dirollo a voi, mia donna, solamente,cui paurosamenteguardar disio: ch’e’ negli occhi mi luce!Se questa doglia ch’a parlar m’inducepuò sostener che non mi uccida in tanto,comincerò ’l mio pianto:ché so che l’ascoltar vi fia soaveudendo quel ch’Amor per voi mi face,se non vi fosse gravela fine, ov’io attendo d’aver pace.Io sento piover nella mente miaAmor quelle bellezze che ’n voi vede,e ’l disio, che vi siede,crescer martiri con la sua vaghezza;ché, conoscendo che bellezza sia,e’ s’innamora, che piacervi crede:così nella sua fedelo ’nganna Amore e la vostra ferezza!Ché s’e’ ’l penser vi tragge, a mia gravezza,questo move il dolor che vi contenta;e sed e’ fior m’allenta(non perch’i’ ’l senta, onde poco mi vale),voi disdegnate, sì ch’Amor vi guata,a cui tanto ne cale,che mai non posa sì v’ha consolata.Il consolar ch’e’ fa la vostra vistaè che per mezzo il fianco m’apre e fende,e quivi tanto attendeche ’l cuor convien che rimanga scoperto;poi si dilunga, ch’e’ valore acquista:gridando forte un suo dur’arco ’ntendee la saetta prende,talché d’uccidermi e’ cred’esser certo;ed apre verso questo fianco aperto,dicendo: «Fuggi!» all’anima, «ché saiche campar nol potrai».Ma ella attende il suo crudel fedire,e fascia il cuor nel punto ch’e’ saetta,di quel forte disirecui non uccide colpo di saetta.Poi che nel cuor la percossa m’è giunta,ed io rimango così nella vitacom’uom da cui partitafosse ogn’altra vertù forte e sicura,perché dinanzi a l’affilata punta,credendo ch’allor sia la mia finita,ciascuna s’è fuggita:così facesse quella ch’ancor dura!La qual di me altressì poco curain consumarmi quanto faccia Amore:ché per lo suo valorei’ posso dir ched io or non sia morto,che sarei fuor del male ch’io sostegno,dove m’è fatto torto,ché l’umiltà vi fa crescer disdegno.Dunque, se l’aspro spirito che guidaquesta spietata guerra e faticosavi vede disdegnosadi quanto cheggio per aver diletto,come così nella morte si fida?La quale esser non può tanto gravosa,se la vita è noiosa,che non sia pace: ed io così l’aspetto.Se ascolterete, nel vostro ’ntellettovoi udirete, che sentir mi pare,una voce chiamareche parla con pietà, vint’e tremando,e viene a voi per pace di coluiche la morte aspettandovede la fine de’ martiri suoi.
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