Il tombone di San Marco

Sul gorgo viscidochiazzato e putridosghignazza un cinicoraggio di sol;quali augei profughifantasmi lividimesconsi, riddano,levansi a vol.

Son baldi giovinispenti, con vacueforme, son vedovetristi beltà;carcami squallididi vecchi, macabreparvenze, ruderid'umanità.

Quante speranzecessar le danze,quante esultanzefransero qui!Che mondi vivididi luce e iliadid'affanno il baratrocupo inghiottì!

Singhiozzi e rantoli,ghigni frenetici,empi monologhi,beffardi suon',ritmo satanico,dal gorgo erompono;il gorgo brontolala sua canzon.

O gorgo, o luteogorgo magnetico,o sciame lugubre,che vuoi da me?Voglio i dolorigli spenti amori,gli altri livoriche porti in te.

Scendi con essi!Ne' miei recessi,tra i freddi amplessiammaliator'della sirenache l'incatena,tace la pena,cessa il dolor.

Gorgo maligno,torvo, ulivigno,gorgo sanguigno,vaneggi tu?Se un giorno amanteti fui, l'istantevolge incostantequel tempo fu.

Invan mi affascini,gorgo; le torpidemalie mi prodighi,sirena, invan;la luce adoro,amo e lavoro,mi canta un corolieto il doman.

Ah! Se mai languanonel cuor le imaginicare che irradianmila via fatal,e della vigilefede che accondemii gufi stridanoil funeral,

soavi tossici,tremendi fascini,a me l'obliviorifiorirà;chiamami, o gora;quella che fia l'ora;non vano alloral'appel sarà.

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