Francesco Bracciolini
Lirici marinisti — IV
O de la pace mia nemica imagoche, scacciata da me, torni soventequal vespa impronta a raggirar la mente,per trafiggermi il cor di pungent’ago;ti ravviso ben io l’accolto e vagocrin su la fronte e groppo d’angui algente,crudelissima Aletto, empia, nocenteabitatrice del sulfureo lago;e la facella ond’avventar tu suoline le viscere altrui veleno e fiamma,porti ne gli occhi e in lor l’aggiri e scoti.Vattene, va’, né piú circondi e volid’intorno a me; l’abisso orrendo infiamma,tuo degno albergo, e l’ombre ree percoti.
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