IV. Nell'anno 1700, poco prima della morte del re di Spagna
Poesie varie
Italia, Italia, e pur ancor ti mirod’ogni pensier, d’ogni travaglio scioltain lento sonno avvolta.Come non odi i colpi spessi, e comedi chi fabrica, o vii, le tue catene?Non vedi quante destre omai s’apriro,e con crudel desirostendonsi giá per afferrar tue chiome?Ma forse tu, come a’ piú folli avviene,pur nutrendo la spene,ne la grandezza del tuo nome hai fede,altera piú che il tuo poter non chiede.Fors’anco negli amari giorni speriservir solo di scena agli altrui mali;ma come allor ch’egualid’ira e di forza ad investir si vannoAustro e Aquilon sopra del mar pugnandoper l’impero de l’aria, i flutti altericampo ai venti guerrierine van squarciati e ’n lor si volge il dannode le contese altrui, così allor quandomorte e terror versandoverran tant’armi nel tuo seno esangued’altri sará la pugna e tuo Ila ’l sangue.Mille contra di te nel tempo istessoper mani opposte voleran saetteda fier desio dirette;
che se l’imper si mal stringesti, al finenon otterrai pur di servir sicuro,e dopo tanto mondo in ceppi oppresso,né pur ti fia concessod’esser codarda in pace. E quai ruinetemi piú gravi, se a tentar venturavolgessi mai tua cura?Se ne l’opra cader figli vedrai,cosi bello il morir non fu giá mai.Men da bramarsi è questa luce, io ’l giuroper l’ombre illustri degli eroi che in senoa Canne e al Trasimenol’alme di libertá liete versaro.E voi, falsi nepoti, ancor temete?Ah gittate que’ brandi ed in sicuroattendete, ch’oscurofabro formi in catene il vostro acciaro.E voi che in sen prische faville avete,perché altrove volgete?Ecco, guida mancando al bel desire,a vender van la lor virtude e l’ire.Che s’indugia a compor le opposte voglie?In periglio comun l’odio s’oblia.Non è, non è la riatempesta lungi; io veggio, o cieli, io veggiotramontar l’astro onde il seren s’avvivade l’aer tranquillo; e qual turbin si scioglie?Quanta notte ci toglieil dolce lume? A cui soccorso io chieggio?L’un l’altro accusa e a Luna e a l’altra rivail nembo intanto arriva,e questa e quella in un sol fato involve.Cosi certo ha ’l perir chi non risolve.Ma qual émpito d’armi avventar l’Orse?Per inalzarci insuperabil muras’adoprò invan natura.
Chi corre al varco? Ma s’alcun non muove,muovasi l’Apennino e tutto vadaa sopraporsi a l’Alpi. Ahi giá trascorse,poiché alcun non v’accorse,veggio le schiere minacciar la pruove.Strette insieme le ninfe altra contradacercan per dubbia strada;s’asconde Pan negli antri ed il bifolcofugge al gran suono ed interrompe il solco.Pallida intanto e palpitante osservail doppio nembo la gran donna; accesavede l’aspra contesa,vede sua morte in ogni colpo e vedelassa ch’ogni vittoria è sua sconfitta,giá che ’l suo strazio al vincitor si serva.Cosi s’avvien che fervatra due belve la pugna, a cui mercedeagnella fia, giá dal timor trafittasta mirando l’afflitta,né piú per l’una che per l’altra pende,ché da l’una e da l’altra i morsi attende.Or perché tanti voti?Perché il fin del pugnar chiede e desia?Dirassi pace e servitú pur fia.
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