In ogni parte dove virtù manca

In ogni parte dove virtù mancaMancar dè’ tosto ogni terrena possaE venir quella a doloroso fine.Se Nino e gli altri tennon Siria franca,Regnò virtù; fin che l’ebbe rimossaSardanapal con vizi e con ruine.Se Davit tenne tutto il suo confine,Per gran prudenza amplïando ogni ora;Così il prudente Salomone ancoraMantenne senza vizio tutto regno;Poi Roboam indegnoPer la superbia a mal fine s’indusse.Così ancora distrusseNabuccodonosore Ieconìa.Recando Babilonia in sua balìa:Po’ Baldassarre questa per tal suonoPerdëo, quando Ciro gliele tolseE tirò gli altri in Persia successori.O quanti re, e qual reo e qual buono,Secondo l’opre lor fortuna volse,

In fino a Dario con gli suo’ tesori!Fidandosi costui ne’ vani errori,Sconfitto fu da Alessandro Magno,Il qual di tutto il regno ebbe guadagno.Quanti re vinse e quanto regno tenne,In fin là dove e’ venneTanto signore insuperbendo a morte!Antipatro le sorteGli diede del velen con falsi fregi:Po’ venne ’l suo sotto diversi regi.E non vivendo essi con virtute,Tolta loro Antïochia dai Romani,Po’ Siria e tutto ciò ch’avìen perdero.Quant’ebbe Roma tempo di salute,Dimanda Macedòni ed AffricaniPer l’universo e ciascheduno impero.Mentre che crebbe quel Comune altero,Fu sempre di virtù capo e colonna;Tanto che la sua madre fu tal donnaChe ’l mondo quasi avea nelle sue braccia.Poi, come volse facciaE ’l vizio crebbe e la virtù fu vinta,Sua forza ebbe la pinta:Ed è rimasa, come ciascun vede,De’ padri antichi sua cattiva erede.Non dee dunque alcun vivere ignorante,O vuol re o signore, o vuol Comune;Chè per Comune dico ciò ch’io parlo.O vago sito! o figliuol d’AtalanteChe desti il nome al loco ove ciascuneStrane nazione vollono onorarlo!O primo Iano! qual maligno tarloHa le tue porte sì rose e diserte,Che sempre son per rimanere aperte?O fumo, o vento, o fior di spinosa erba!O abitazion superba,Che mai non vuo’ veder maggior nè pare!Ciascun signoreggiareL’un l’altro cerca, sicchè in ogni terraPace non è, ma divisioni e guerra.

Fece la terra ’l re dell’universoSì grande e ’l mar, che ’n fra sì lungo teloPuò solo star chi vuol senza contese:Ancor, per racquistar chi era perso,In terra oscura dello ’mpirio cielo,E per dar pace a tutti, giù discese;Po’ nostra carne con deïtà preseEd immortal volle venire a morte.Ingrata turba, non pensi a tal sorte?Nè gustar vuoi omai che cosa è pace?Non vedi dove e’ giace?Che la barbara gente Italia corre,Con disfare e con tôrreAd onta delle terre e delle ville,Dove per un ne fuggon più di mille.Ben mostra assempro la romana seggiaIn cui si debbon conservar le chiavi,Che è divisa e combatte alla larga;E per seguire al mal la real greggia,Non spegne ma sostien questi error praviCon cose ingiuste ond’eresìa si sparga.Solea correr la loro lancia e targaTra gl’infedeli e contro a’ vizi altrui:Or seguon la malvagia lupa a cuiNon sazia mai tesor nè ben terreno,Con ferro e con velenoPigliando le vestigia dei tiranni,Che con mortali inganniCercan di viver sol per aver tutto,Ed ogni amor fraterno sia distrutto.Quant’è maggior signor, tant’è più servo;E di quanti è signor tanti ha a servire;E chi men signoreggia è men servente.A che sta dunque nostro animo servo,Scender volendo, credendo salire,E sempre viver sospettosamente?Chi ben pensasse a questo dir presente,Vorrebbe anzi che regger esser retto.O misero, o crudele, o cieco affetto.Che con invidia e ira sempre attendi!

Le teologiche offendi,Le cardinali, e chi ma’ legge feo,Minos e Foroneo,Mercurïo Solon Licurgo e Numa,lustinïano, ed ogni lor costuma.Se ciascheduno il passato vïaggioIl presente e ’l futuro riguardasse,Siccome per ragion doverìa farsi;Il vizïoso, virtüoso e saggioTosto sarìa: e se ciascuno amasseLa patria sua sanza gli effetti scarsi,Potrebbe ancora Italia riposarsi.Ma odio giovinezza e ’l proprio acquistoNon se ne cura se ’l paese è tristo;Nessun vorrìa per sè quel ch’altrui dona;L’offensa non perdona.Acceso è questo foco in ogni parteE per setta e per parte.E mille essempri son; ma un da sezzoNon ci rimuove, che ’l dimostra Arezzo.Canzon, non vuo’ dir più; che ’l tempo è breve,E ’l caso affretta andar dove e’ bisogna:Va’, e desta chi sogna:Perchè non può fallire ’l suon ch’è dato.Ch’ogni regno diviso è disolato.

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