Mai non serò contento, imaginando

Mai non serò contento, imaginandoIl tempo e loco e dov’io fui e quando.Amata lungo tempo giovinetta,Et ella me dimostrando d’amare,In un boschetto riscontrai solettaPresa da’ pruni: e non potea passareInnanzi nè dïetro ancor tornare,Sì d’ogni parte la venìen pigliando.Come la vide me, così partitaFu dalle spine; e con lamento pioDiceva — Oimè lassa! i’ son smarritaFra queste fronde, ch’altro non vegg’io. —Allor pietoso, contro al voler mio,Le dimostrai sua vïa, rinsegnando.Così quel giorno foss’io anzi mortoCh’esser com’era d’uno accompagnato!Però che sol per questo mi fu cortoIl mio pensier che tanto avea bramato;Sicchè per esser tre venne fallatoIl dolce don ch’io disïava amando.Io dico spesso — Oma’ voglio andar solo; —Ma quando penso che tal cosa maiNon credo ritrovar, cresce il mio duolo;Ed alcun’ora andando ov’io lasciai,Veggendo solo ove sola trovai.Mai non serò contento imaginando.

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