Sempre ho avuto voglia
Sempre ho avuto voglia,Veggendo delle donne fiorentineLe nuove foggie, fare una canzone.E non dirò che dogliaAbbiano i cattivelli e che ruinePer contentar lor falsa oppinïone:Ma io vo’ dir sol delle lor personeChe portan portature tanto straneFuor d’ogni modo vane.E farò il mio principio della cima:Qual è di tante forme,Che ciascuna per fare usanza primaNon posa mai nè dorme,Con coccoli, con giunchi e catenelleTrovando ogn’ora nuove ghirlandelle.E son già alte tantoChe poco è alta più tal che la porta:Avvisasi ciascuna esser maggiore.I lor capelli quantoPiù lunghi hanno, e più se ne confortaLa mente lor; per dimostrarsi fuoreCon elli scapigliati a tutte l’ore.Imberettate come le mondaneI’ veggio donne vane:E quelle che i crin portan suso avvoltiSul cuccuzol raccoltiCon tanti giri sovra l’alta ciocca,E tanti umor soverchiPortano: e quelle che per farlo biondoAl sol si stanno quand’egli arde il mondo.E vuo’ lasciar frenelliContro di tanti versi con ciocchetteE venire alla parte de’ lor visi:Con lisci e bambagelliGli pingono: e ne mostran tai cosette
Che a pena le comprendon gli occhi fisi.Ma che ne avvien di questi loro avvisi?Che i denti fanno neri e gli occhi rossi,E di questi soprossiNiente si curan: pur che in tal manieraSi possan dimostrare.O alchimia maledetta che la veraCarne fai dibucciare,Pelando teste o ciglia in modo taleChe tormento non è con maggior male!Quando si vede il pettoSpinger da un capezzal largo ed apertoE mostrar le ditelle e vie più giuso;Non so più bieco effetto,Che quale è membro da portar covertoQuel più discuopra per lo peggior uso.Tanto di maglie hanno il busto chiuso,Che di sopra se ’n va una gran parteDel corpo; e l’altra in parteSi gonfia sì che ciascuna par pregna.Così serrate in mezzoAppaion: e ancor par che loro avvegna,Per questo stringer, pezzo;Che tal si sconcia grossa, e tal si faceChe sotto porta un piumacciol fallace.Brache delle guarnaccheAlcune fanno. Van queste di sopraCon nascosi piombini a’ piè d’intorno:Sicchè con tal trabaccheL’alta pianella e il calcagnin si cuopra.Dove al suol cade, ne riceve scornoIl copertoio smisurato e adorno.E tirano co’ pie sì gran traìno.Che, se pel re divinoCosì facesser, sante sarìen tosto.Ma a tanto son venuteCh’è di cento fiorin dell’una il costo.E tai si son veduteIncespicare andando a petto tese,Che d’un palchetto par ch’e’ sien discese.
Veggio per questo modoDonne sì grandi della terra uscireChe fan meravigliar la mente mia.E dalle madri odoCon altre donne per le chiese dire— Costei è grande; e ancor più grande fia;Che par che ogni anno ben cresciuta sia. —E questi i loro paternostri sono,Dicendo con tal suonoChe udir li fanno a chi tra lor si aggira,Con vana volontate.Chè tanto han bene quanto altri le mira;Vendendo lor ghignateA’ ciechi tristi quando voglion moglie;Trovando poi qual zoppa e qual con doglie.Così d’usanza proveSi sforzan di far spesso, sè apparandoDi meretrici in consueta veste.Io veggio cioppe noveGià una parte d’esse gir portandoE que’ mantelli di che l’uom si veste.Dicon che ’l fanno per essere oneste;E mutan foggie sotto tal coverto.Chi non mira ben certo,Paion scolari in legge od in decreto.Altre velate vannoPortando bruno, e sbarran gli occhi a dreto,Dove appiccati gli hannoSovra i crocicchi; in forma che nessunaLi chiude, come vuol l’usanza bruna.Le vesti più assaiSon ch’elle fanno, che nel mare i pesci,Perchè altrettante il mondo non ne chiude.E par che sempre maiFra lor si tagli cucia lievi e cresciPer far nuov’arte alle lor membra nude.Facciansi innanzi le provincie crudeBarbare greche, turche sorïaneSaracine indïane,Chè a petto a questa ogni maniera è nulla,
E per non perder oraMaritansi quand’escon della culla:Tale usanza si onora.Chi le contenta, sua ricchezza atterra:E chi no ’l fa, sta con lor sempre in guerra.I’ farò punto e fine:Perch’i’ veggio che messa mano in pastaMi sono avvolto dentro a un labirinto.Ho il principio e no ’l fine:E voglio raccontar quel che non bastaAll’appetito lor così distinto.Da queste è l’uomo già sommerso e morto,Bontà de’ tristi c’han sì fatte mogli!Tra così fatti scogliLo animal razionale è soggiogato.Però, canzon novella,In altra ho già de’ giovani parlato;Trova la tua sorella,E va’ con lei cantando li tuoi versi;Ch’i’ non mi so qual deggia più dolersi.
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