Volpe superba viziosa e falsa
Volpe superba vizïosa e falsa,Ingrata disdegnosa et ignorante,Come ti vedi avanteVenir in contro il iudicio superno!
Il tuo poder che già fu in acqua salsaPerdesti, per voler signoreggianteEssere al soprastante.In mar comun, se ben nel cor discerno,Tu non temevi a pena il re eterno,Sì ti parea sovr’ogn’altra esser grande:Ma alla Meloria avesti tal vivande,Che mai non fosti più in acqua donna.Volevi esser colonna,Per ristorarti poi, di terra ferma;E non considerando alla tua possaNè quanto eri inferma,Se’ giunta in parte con la tua arroganza,Che tu non potrà’ dir quel che t’avanza.Una due volte e tre e quattro offesi,Essendo più possenti, hanno soffertoI tuo’ nemici; certo,Siccome saggi, per aver ragione,E per non essere al tuo mal accesi,E per non dare a te quel ch’era merto,Il lor pensier covertoÈ stato in sino all’ultima cagione.Per fuggir di ciascun la riprensione,Mossi si sono allor che l’alto regnoIn verso te ha dato fermo segno.Però che tu se’ peggio che pagana,Fuor di natura umanaInvidïosa rea di mal talento;Che per vedere il secol tutto a fondoSofresti aver tormento;Scacciando ognun che t’ha tenuto in paceE ritenendo qual più ti disface.In fiero orgoglio già ti fe venireVittoria alcuna che avesti in terra;E, volendo far guerra,Contr’al dovere ogn’ora ti movesti.Ingrata a Dio, sanza umiltà sentire,Non conoscendo, al ben facesti serra:Ma ’l mal che ’n te s’afferraT’ha pur guidato a far che tu ti desti.
Gli spirti tuo’ crudeli e tanto infestiContro a color che ti facean possenteTi faranno tornare ancor a mentePer che più ch’altri amar dovevi loro:Tu sai ch’ogni tesoro,O misera, per loro a te venìa.Sanza occhi sanza mente se’ venutaAl mal che in te si cria,Sempre rompendo lealtate e fede,Fera diversa e fuor d’ogni merzede.Quel che t’avvenne pensa che non moveSe non d’alta giustizia che t’infonde.Deh sâmi tu dir ondeQuel da Postierla mandasti a Melano?Come di sopra a te fuoco non piove!Ugolin Conte ancora non s’ascondeE l’altre vite immondePargole ed innocenti, che con vanoPensier di tradimento sì tostànoFesti con crudeltà venire a morte,Ed altre cose ancor ch’io non t’ho scorteSì come quella che di TolomeoNascesti, o Gan ti feo.Ma s’tu conosci l’aspra disciplinaLa qual ti dà colui che tutto regge,E la mortal ruina,Tu puo’ veder venirti a piggior puntoChe Troia Tebe Corinto o Sagunto.Non credevi già mai che tuo terrenoDagli nimici fosse sì percosso,Che l’Arnonico fossoDa tutti ti faceva star sicura:Ma tal fortezza ben si venne meno.Quando vedesti l’esercito mossoGià per correrti a dosso,Quel trapassando, verso le tue mura,Per non voler aver piggior ventura,Tua gente arse fortezze e rifuggiro.Po’ ti seguì maggior doglia e martìro:In su le porte i palii ti fur corsi.
Assaggia questi morsi;Spècchiati alquanto verso la ValderaNell’alte ville ancora attorno attorno;E vattene a rivera,E guarda le galee quel che le fanno,E come le catene al porto stanno.Levar ti dèi dalla mente superba,Imaginando te esser su ’l lito;Et al tempo già ito,Et a quel ch’è, e qual tuo legno vedi.Chi t’ha su ’l mare or dato doglia acerba,Tal che navilio alcun non ha suo sito?Con quale ha’ tu feritoO con qual dimostrato hai tuo’ rimedi?Fama risuona che rifar ti crediAvendo appoggio di signor lombardo.Ma s’è colui che io credo e riguardo,Egli ha più che non vuol can alla codaChe ’l tengon su la prodaA far difesa di sua signorìa:E se pur fosse, egli è tal qual bisognaA domar tua follìa.Disfar credendo altrui te disfarai,E te istessa con te punirai.Ma le due chiavi nel campo vermiglioCon l’aquila col carro e con la scalaFan che tua speme calaIn quel disïo che più ti nutrica.Stringer ti credi, e non haï artiglio;E volar vuogli sanza nessuna ala.Questo a fine malaTe metterà e qualunque t’amica:Tal fa il laccio che spesso l’intrica.I’ ti dico: Tapina, guarda, guarda!Esce di pietra buona la bombarda,Che t’ha menato e mena a scuro calle.Tu non se’ ancora a valleLà dove deggi andar vie più amara.Non è discordia a struggerti alcunaNell’alta città cara:
Ma tutti in uno animo e talentoVuol ch’ogni nome tuo divenga spento.Canzon, tu puo’ cantar per l’universoChe di Fiorenza valorosa parli,La qual contro al diversoPopol di Pisa nel sessantadueSi mosse per punir l’opere sue.
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