A Silvia

Canti (1831)

Silvia, sovvienti ancoraQuel tempo de la tua vita mortale,Quando beltà splendeaNe gli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,E tu, lieta e pensosa, il limitareDi gioventù salivi?

Sonavan le quieteStanze, e le vie dintorno,Al tuo perpetuo canto,Allor che a l’opre femminili intentaSedevi, assai contentaDi quel vago avvenir che in mente avevi.Era il maggio odoroso: e tu soleviCosì menare il giorno.

Io gli studi leggiadriTalor lasciando e le sudate carte,

Ove il tempo mio primoE di me si spendea la miglior parte,D’in su i veroni del paterno ostelloPorgea gli orecchi al suon de la tua voce,Ed a la man veloceChe percorrea la faticosa tela.Mirava il ciel sereno,Le vie dorate e gli orti,E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.Lingua mortal non diceQuel ch’io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,Che speranze, che cori, o Silvia mia!Quale allor ci appariaLa vita umana e il fato!Quando sovviemmi di cotanta speme,Un affetto mi premeAcerbo e sconsolato,E tornami a doler di mia sventura.O natura, o natura,Perchè non rendi poiQuel che prometti allor? perchè di tantoInganni i figli tuoi?

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,Da chiuso morbo consumata e vinta,Perivi, o tenerella. E non vedeviIl fior de gli anni tuoi;Non ti molceva il coreLa dolce lode or de le negre chiome,Or de gli sguardi innamorati e schivi;Nè teco le compagne a i dì festiviRagionavan d’amore.

Anco peria fra pocoLa speranza mia dolce: a gli anni mieiAnco negaro i fatiLa giovanezza. Ahi come,Come passata sei,Cara compagna de l’età mia nova,Mia lagrimata speme!Questo è quel mondo? questiI diletti, l’amor, l’opre, gli eventiOnde cotanto ragionammo insieme?Questa la sorte de l’umane genti?A l’apparir del vero,Tu, misera, cadesti: e con la manoLa fredda morte ed una tomba ignudaMostravi di lontano.

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