XL. Dal greco di Simonide
Canti
Ogni mondano eventoè di Giove in poter, di Giove, o figlio,che giusta suo talentoogni cosa dispone.Ma di lunga stagionenostro cieco pensier s’affanna e cura,benché l’umana etate,come destina il ciel nostra ventura,di giorno in giorno dura.La bella speme tutti ci nutricadi sembianze beate,onde ciascuno indarno s’affatica:altri l’aurora amica,altri l’etade aspetta;e nullo in terra vivecui nell’anno avvenir facili e piicon Pluto gli altri iddiila mente non prometta.Ecco pria che la speme in porto arrive,qual da vecchiezza è giunto,e qual da morbi al bruno Lete addutto;questo il rigido Marte, e quello il fluttodel pelago rapisce; altri consuntoda negre cure, o tristo nodo al collo
circondando, sotterra si rifugge.Cosí di mille malii miseri mortalivolgo fiero e diverso agita e strugge.ma, per sentenza mia,uom saggio e sciolto dal comune errorepatir non sosterria,né porrebbe al doloreed al mal proprio suo cotanto amore.
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