All'Italia
Canzoni (1824)
O patria mia, vedo le mura e gli archiE le colonne e i simulacri e l’ermeTorri de gli avi nostri,Ma la gloria non vedo,Non vedo il lauro e ’l ferro ond’eran carchiI nostri padri antichi. Or fatta inerme,Nuda la fronte e nudo il petto mostri.Oimè quante ferite,Che lividor, che sangue: oh qual ti veggio,Formosissima donna. Io chiedo al cieloE al mondo: dite dite;Chi la ridusse a tale? E questo è ’l peggioChe di catene ha carche ambe le braccia;Sì che sparte le chiome e senza veloSiede in terra negletta e sconsolata,Nascondendo la facciaTra le ginocchia, e piange.Piangi, chè n’hai ben donde, Italia mia,Le genti a vincer nataE ne la fausta sorte e ne la ria.
Se fosser gli occhi miei due fonti vive,Non potrei pianger tantoCh’adeguassi il tuo danno e men lo scorno;Chè fosti donna, or se’ povera ancella.Chi di te parla o scriveChe rimembrando il tuo passato vanto,Non dica; già fu grande, or non è quella?Perchè, perchè? dov’è la forza antica,Dove l’armi e ’l valore e la costanza?Chi ti discinse il brando?Chi ti tradì? qual arte o qual faticaO qual tanta possanzaValse a spogliarti il manto e l’auree bende?Come cadesti o quandoDa tanta altezza in così basso loco?Nessun pugna per te? non ti difendeNessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io soloCombatterò, procomberò sol io.Dammi o Ciel, che sia focoA gl’italici petti il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli? Odo suon d’armiE di carri e di voci e di timballi:In estranie contradePugnano i tuoi figliuoli.Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,Un fluttuar di fanti e di cavalli,E fumo e polve, e luccicar di spadeCome tra nebbia lampi.E taci, e piangi, e i tremebondi lumiPiegar non soffri al dubitoso evento?A che pugna in quei campiL’itala gioventude? O numi o numi:Pugnan per altra terra itali acciari.Oh misero colui che in guerra è spento,Non per li patrii lidi e per la piaConsorte e i figli cari,Ma da’ nemici altruiPer altra gente, e non può dir morendo;Alma terra natia,La vita che mi desti ecco ti rendo.
Oh venturose e care e benedetteLe antich’età, che a mortePer la patria correan le genti a squadre;E voi sempre onorate e glorioseO tessaliche strette,Dove la Persia e ’l fato assai men forteFu di poch’alme franche e generose.Io credo che le piante e i sassi e l’ondaE le montagne vostre al passeggereCon indistinta voceNarrin siccome tutte quella spondaCoprír le invitte schiereDe’ corpi ch’a la Grecia eran devoti.Allor vile e feroceSerse per l’Ellesponto si fuggia,Fatto ludibrio a gli ultimi nepoti;E sul colle d’Antela, ove morendoSi sottrasse da morte il santo stuolo,Simonide salia,Guardando l’etra e la marina e ’l suolo.
E di lagrime sparso ambe le guance,E ’l petto ansante, e vacillante il piede,Toglieasi in man la lira:Beatissimi voi,Ch’offriste il petto a le nemiche lancePer amor di costei ch’al sol vi diede;Voi che la Grecia cole, e ’l mondo ammira.Ne l’armi e ne’ perigliQual tanto amor le giovanette menti.Qual ne l’acerbo fato amor vi trasse?Come sì lieta o figli,L’ora estrema v’apparve, onde ridentiCorreste al passo lagrimoso e duro?Parea ch’a danza e non a morte andasseCiascun de’ vostri o a splendido convito:Ma v’attendea lo scuroTartaro e l’onda morta,Nè le spose vi fóro o i figli accantoQuando su l’aspro litoSenza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de’ Persi orrida penaEd immortale angoscia.Come lion di tori entro una mandraOr salta a quello in tergo e sì gli scavaCon le zanne la schiena,Or questo fianco addenta or quella coscia;Tal fra le pérse torme infuriavaL’ira de’ greci petti e la virtute.Ve’ cavalli supini e cavalieri;Vedi intralciar de’ vintiLa fuga i carri e le tende cadute,E correr fra’ primieriPallido e scapigliato esso tiranno;Ve’ come infusi e tintiDel barbarico sangue i greci eroiCagione a i Persi d’infinito affanno,A poco a poco vinti da le piaghe,L’un sopra l’altro cade. Evviva evviva:Beatissimi voiMentre nel mondo si favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,Spente ne l’imo strideran le stelle,Che la memoria e ’l vostroAmor trascorra o scemi.Ara vi fia la tomba; e qua mostrandoVerran le madri a i parvoli le belleOrme del vostro sangue. Ecco i’ mi prostroO benedetti, al suolo,E bacio questi sassi e queste zolleChe fien lodate e chiare eternamenteDa l’uno a l’altro polo.Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molleFosse del sangue mio quest’alma terra.Che se ripugna il fato, e non consenteCh’io per la Grecia i moribondi lumiChiuda prostrato in guerra,Così la verecondaFama del vostro vate appo i futuriPossa, volendo i numi,Tanto durar quanto la vostra duri.
Comments
Loading comments…