Theogenius

Opere volgari — Nota sul testo

II

A) TESTIMONIANZE

manoscritti

Firenze

Biblioteca Riccardiana

1. Cod. Moreni 2 (M).

Cod. cart. sec. XV; mm 220 x 155; cc. 77 precedute da un foglio scritto di pergamena, numerate modernamente a macchina da 1 a 78. Antica numerazione (del ’6oo o del ’700) da 1 a 76 sulle attuali cc. 3-78. Sul foglio pergam. num. ir (mano del ’700 o dell ’800) la nota: «Par che sieno di Leon Battista Can. Fior. e Architetto i suoi scritti in Dialogo della Rep. della Vita Civile, e Rusticana, e della Fortuna». Sotto la nota (mano probabilmente dell’Alberti): Laus deo. Al verso del foglio l’abbozzo autografo della prima pagina, contenente l’«Ordine delle Lettere», della grammatica volgare dell’Alberti (per cui v. la bibliografìa qui sotto). A c. 2r un’altra nota di mano del ’6oo o del ’700; bianco il verso. Le cc. 3r-73v, scritte da una sola mano, contengono le seguenti opere tutte dell’Alberti:

Bianche le cc. 54r-59v e 74r-77v.

Descritto da C. Nardini e A. Gigli, I MSS della Bibl. Moreniana, I, Firenze, 1903, pp. 3-4; e da C. Colombo, L. B. Alberti e la prima grammatica italiana, in «Studi linguistici italiani», III, 1962, p. 179. Il testo della grammatica, già edita da me presso la Commissione per i testi di lingua, Bologna, 1964 (Collezione di op. inedite o rare, vol. 125), verrà ristampato nel vol. III della presente edizione.

Modena

Biblioteca Estense

2. Cod. α P. 9. 24 (già VII. A. 26) (E).

Cod. membran. sec. XV; mm 195 x 135; fi. 46.

Contiene il solo Theogenius, anepigrafo, preceduto dalla dedica al principe estense.

Bellissimo esemplare con iniziali a colore, probabilmente quello dedicato a Leonello d’Este; al f. 3r lo stemma estense.

Breve descrizione in D. Fava, La Bibl. Estense nel suo sviluppo storico, Modena, 1925, p. 39. Un accenno a questo ms. pure in Gamba, Serie di testi di lingua, Venezia, 1839, p. 364.

Oxford

Bodleian Library

3. Cod. Canon. Lat. 19 (B).

Cod. cart. sec. XV; cc. 130 numerate modernamente a matita, con varie cc. bianche non numerate: 3 all’inizio, 4 tra le cc. 77-78, e 4 in fine; mm 215 x 125.

Consta di due codd. copiati da mani diverse, messi insieme poi probabilmente dal Canonici.

Cfr. H. O. Coxe, Catalogi Codd. MSS Bibl. Bodl. pars tertia codd. graecos et latinos Canonicianos complectens, Oxford, 1854, p. 118.

Parma

Biblioteca Palatina

4. Cod. Pal. 267 (P).

Descritto nel vol. I della presente edizione, pp. 457-8.

Contiene, oltre al Theogenius, la Villa e gli Apologhi dell’Alberti trascritti dal fratello Carlo.

Roma

Biblioteca Angelica

5. Cod. 1715 (A).

Cod. misc. cart. sec. XV; mm 200 x 145; cc. 66.

Sulla c. di guardia il nome di un possessore: Laelius Guidiccionius (che visse tra il 1570 e il 1643), seguito da tre righe scritte in latino («Oratio pigri sermo vanus», ecc.).

Contiene alle cc. 2-56 il solo Teogenio (preceduto dalla lettera dedicatoria a Leonello), che qui porta il semplice titolo: B. Albertus de consolatione.

Contiene pure: Oratio Demostenis ad Alexandrum; Sexti Pythagorici sententiolae aureae; un sonetto adespoto, Io mi parto dal cuor che il foco dura.

Descritto in Inventari dei MSS delle Bibl. d’Italia, vol. XXII, Firenze, 1915, p. 137 (errata qui l’ascrizione del cod. al sec. XVII).

Biblioteca Casanatense

6. Cod. 601 (Ca).

Contiene soltanto opere dell’Alberti. Per la descrizione vedi il voi. I della presente edizione, pp. 375-6.

A cc. 63r-90v:||Teogenio (titolo aggiunto da mano posteriore); manca la lettera dedicatoria.

Biblioteca Vaticana

7. Cod. Barb. Lat. 4051 (V).

Cod. cart. sec. XV; mm 285 x 205; cc. 169 numerate a macchina; danneggiato in molte parti dall’umidità, soprattutto le cc. 62-67; legatura moderna (1825). Miscellanea di lettere, dicerie (di Stefano Porcari), sonetti (di Gio. da Prato, Gio. Pegolotti, Nicc. Tinucci, Buonaccorso da Montemagno, Fr. Sacchetti, Cino Rinuccini), più la Ruffianella (cc. 1-26). Contiene le seguenti opere dell’Alberti:

(Le cc. 88v-145v contengono, oltre l’Amiria [incompleta] di Carlo Alberti, varie lettere, novelle e sonetti di autori del ’400).

Wellesley (Mass.).

Wellesley College Library

8. Plimpton Ms. 860 a (W).

Cod. membr. sec. XV; mm 216 x 136; cc. 48. Contiene:

A c. 1v uno scudo, dentro una corona di foglie, con la figura di un pellegrino e le iniziali: Z. P.

In fondo alla c. 2r l’uno stemma (un cervo su sfondo di oro e azzurro) con le iniziali: A. Z. Descritto nel Catalogue of the Frances Taylor Pearsons Plimpton collection of Italian Books and MSS in the library of Wellesley College, curato da M. H. Jackson, Cambridge, Mass., 1929, p. 393.

EDIZIONI

1. Opera di Mesere Batista Alberti De Republica De Vita Civile e Rusticana e de Fortuna, [Firenze, 1500?]. (Brit. Museum, IA 28130).

2. Dialogo di Messer Leon Battista Alberti, fiorentino. De Republica, De Vita Civile, De Vita Rusticana, De Fortuna, in Vinegia per Venturino Rosinello, 1543.

3. Della republica, della vita civile, et rusticana, et della fortuna, in Alberti, Opuscoli morali, ed. curata da C. Bartoli, Venezia, 1568, pp. 256 sgg.

4. L. B. Alberti, Opere volgari, a cura di A. Bonucci, voi. III, Firenze, 1845, pp. 159-229.

P. H. Michel, La pensée de L. B. Alberti, Parigi, 1930, p. 28, cita anche un’altra edizione: Teogenio, dialogo morale, Venezia, 1545, che non sono riuscito a rintracciare.

B) LA PRESENTE EDIZIONE

In uno studio preliminare sui problemi di questo testo mi limitai a controllare le edizioni a stampa con un solo manoscritto, l’Estense, qui segnato E. L’esame completo degli altri manoscritti permette di distinguerne tre gruppi principali e di individuare la fonte probabile delle edizioni a stampa.

Nel codice Moreniano (M) abbiamo la fortuna di possedere un codice corretto e ampliato dall’Alberti stesso. Accanto ad esso stanno altri due codici, B e W, che rispecchiano con alcune varianti il testo riveduto di M. Prescindendo da alcune integrazioni essenziali fatte dall’autore su M, si può dire che due codici, Ca e V (quest’ultimo per il solo libro I) rappresentano lo stato del testo anteriore alla revisione autografa, il quale è pure quello delle edizioni a stampa del ’500. Gli altri tre codici, E A e P, contengono invece alcune delle correzioni e aggiunte fatte su M (9 in tutto), ma non tutte (manca una buona dozzina), mentre A e P si distinguono da E per molte lezioni e lacune comuni.

Le varianti che confortano questa constatazione sono tutte registrate nell’apparato critico che segue. Basti qui indicarne i principali elementi e dare gli appositi rinvii a pagina e riga del testo e dell’apparato:

1. - Correzioni e aggiunte fatte su AI, rispecchiate da B e W, ma non da A P E Ca V : pp. 59, 6; 60, 20, 23, 25; 61, 28, 32; 62, 6; 63, 2, 13; 78, 22; 83, 4, 20; 94, 8, 15-16; 98, 7.

2. - Correzioni e aggiunte fatte su M, rispecchiate da tutti gli altri codici salvo Ca e V (quest’ultimo per il solo libro I): pp. 58, 18; 62, 7; 63, 6; 69, 26; 73, 3; 81, 29; 86, 15-19; 91, 3, 17-19-. (Si noti però che l’aggiunta del nome a p. 91, 3, manca pure in E, e che ad E solo è passata l’aggiunta del nome a p. 82, 31).

Nelle edizioni a stampa del ’500 mancano tutte le aggiunte e correzioni qui elencate: derivano cioè da un testo affine a Ca. Per altri particolari e varianti entro le edizioni vedi l’apparato (ove ne figurano soltanto alcune lezioni più importanti) e il mio articolo preparatorio citato sopra.

3. - Correzioni e aggiunte fatte su M che non figurano in nessun altro manoscritto: pp. 59, 20; 67, 17; 73, 6; 86, 25 (le prime due sono piccole cose di non grande importanza). Ma oltre a queste, W e B si distinguono da M per altre varianti comuni, alcune provenienti certamente da errori di lettura: pp. 63, 6; 74, 20; 75, 35; 77, 33; 80, 1; 81, 1, 10, 33, 35; 84, 3; 89, 17; 98, 34; 103, 11, 35. D’altra parte B dimostra di essere stato collazionato e corretto su W (o su un altro codice affine): vedi per esempio pp. 66, 3; 83, 20; 93, 35.

Il numero dei manoscritti dovette essere una volta assai più grande (l’Alberti stesso, nella lettera a Leonello, dichiara i suoi «libretti» richiesti da molti), ed è difficile ricostruire uno stemma che tenga conto di questo stato di cose rivelato dai codici superstiti. Ma supponendo che M sia stato capostipite di E A P W B, che ne discendessero in vari modi da diversi stadi della revisione di M (escludendo cioè che certe correzioni e aggiunte fatte su M non siano state copiate dall’autore da qualche altro esemplare), si potrebbe forse esprimere la situazione nel modo seguente (indico con M, M, M la progressiva revisione di M): Comunque, in questa situazione, in cui le varianti di W e B non sono tali da rendere sicura l’ipotesi di un’ulteriore revisione del testo dovuta all’autore, preferii fondare la presente edizione su M (che sarebbe M), anche se questo codice non è del tutto privo di errori pur dopo la correzione autografa. Non ho esitato perciò a correggere in alcuni punti la lezione di M, valendomi degli altri codici e delle stampe, e segnalando sempre nell’apparato gli elementi su cui fondo il mio intervento.

Al testo dell’opera premetto la dedica a Leonello d’Este che figura in M E A P B, ma non in Ca V W. Essa non solo contiene alcune osservazioni molto interessanti sull’uso del volgare, ma ci offre anche utili indicazioni sui motivi e sulla data della composizione dell’opera. L’Alberti la scrisse «per consolare se stessi in sue avverse fortune», e la dedicò poi al principe estense in obitu parentis, cioè dopo il 26 dicembre 1441. La composizione sarà da collocarsi con tutta probabilità entro gli anni 1438-1441, e forse precisamente nel 1440, ma è difficile spiegarci, con gli elementi biografici a nostra disposizione, l’estremo stoicismo e pessimismo di questi dialoghi. Si può notare, comunque, che, se il codice E è effettivamente, come pare, l’esemplare di dedica a Lionello, l’autore continuò poi a correggere e ampliare la sua opera dopo la data della presentazione al marchese estense. Il Theogenius avrà avuto, come la dedica pare indicare, maggior diffusione di quanto suggeriscono i pochi codici rimasti; ed è notevole il fatto che esso solo, fra tutte le opere morali volgari dell’Alberti, abbia avuto una fortuna editoriale cinquecentesca, anche se questa, come ora sappiamo, non era conforme alle ultime cure date al testo dall’Alberti.

Le antiche edizioni danno all’opera un titolo diverso (De repubblica, ecc.) da quelli, pur vari, registrati nella tradizione manoscritta. Tra questi abbiamo scelto quello indicato da Carlo Alberti nel cod. Pal. di Parma: Theogenius, confortati in ciò dall’abitudine dell’Alberti di dare titoli latini anche alle sue opere volgari.

Il Theogenius è pieno di richiami ed esempi tolti dai classici e dalla storia antica. Per quanto ci è stato possibile, li abbiamo controllati sulle fonti certe o probabili, ma ci siamo limitati a citare nell’apparato soltanto i casi più importanti per la costituzione del testo: cioè quelli in cui a) la fonte aiuta a determinare la lezione del testo, b) l’Alberti ha tradotto o rifatto in qualche modo versi, detti o discorsi di poeti e scrittori antichi. La compiuta illustrazione delle fonti utilizzate o rimaneggiate dall’Alberti richiederebbe un ampio commento che esorbita dai limiti delle norme della presente collana .

C) APPARATO CRITICO

Libro I

Libro II

Note

Comments

Loading comments…