II
A) TESTIMONIANZE
manoscritti
Firenze
Biblioteca Laurenziana
1. Palatino 112 (L).
Cod. cart., sec. XV, mm 209x143; cc. 137 in tre numerazioni distinte (1-82, 1-46, 1-9), ma vergate dalla stessa mano. Legatura in cuoio contemporanea. Contiene:
2. Gaddiano 84 (L).
Cod. cart., sec. XV, mm 277x210; cc. 50 numerate, rilegate in pergamena. Contiene:
Descritto dal Bandini, Cat., Supp. III, 83.
Genova
Biblioteca Universitaria
3. Cod. G. IV. 29 (G).
Cod. cart., sec. XV-XVI, circa mm 300x200; cc. 77 numerate da 1 a 77, ma mutilo in principio; copiato da tre mani diverse, due del sec. XV (α, β), e una del sec. XVI (γ). Contiene: Provenienza: dono Gaslini.γ
edizioni
1. Bonucci, Op. Volg. di L. B. A., Firenze, 1843, vol. I, pp. 165-183. Secondo l’Avvertimento (p. 163) l’ed. fu condotta su L, tenendo a confronto anche L, ma nei casi di varianti tra questi codd. ha quasi sempre preferito L.
2. Cena di Famiglia di L. B. A., stampata per cura del conte Mario Mori-Ubaldini Alberti per nozze Colonna-Forteguerri, Firenze, Tip. Casalanziana, 1873. Ristampa il testo del Bonucci.
B) LA PRESENTE EDIZIONE
I tre codici che contengono la Cena si distinguono tra di loro per poche varianti sostanziali, da cui si può stabilire una certa affinità tra L e G contro L . Ecco i casi più importanti:
D’altra parte, G ha alcune lezioni che l’affiancano a L contro L, ed è perciò esclusa la derivazione di G da L . Per esempio:
Tali elementi non ci permettono di stabilire rapporti più precisi tra i tre codd., come non ci permettono neanche di determinare tra le varianti sostanziali quale lezione sia l’ultima voluta dall’autore. Non giovano molto qui elementi esterni, — epoca, provenienza, ecc. dei codici, che saranno tutti e tre posteriori alla morte dell’Alberti; ma crediamo che L, che abbiamo scelto come base del nostro testo, abbia una certa superiorità rispetto agli altri due, per le seguenti ragioni:
a) Il cod. L fu copiato dalla stessa mano che vergò il cod. F della Famiglia, quella cioè di Giovanni di Matteo Strozzi, evidentemente un ammiratore e collezionista delle opere dell’Alberti. Testimonianza ne è il fatto che questo codice è l’unico che abbia conservato il De Iciarchia dell’A., e per forza ce ne dovremo servire per il testo di questa opera.
b) Il testo della Cena in L è non solo trascritto con meno errori, ma sembra rispecchiare con maggior fedeltà le probabili caratteristiche linguistiche dell’originale dell’Alberti, conservando anche quella patina umanistica della grafia, che in L è molto più volgare.
Le varianti più significative con L e G si registrano qui sotto.
Per quanto riguarda la data della composizione della Cena, non si conoscono altre indicazioni che quella data nell’opera stessa, cioè che è posteriore alla Famiglia, a cui Matteo accenna nelle prime pagine (p. 346, 33).
C) APPARATO CRITICO
Mantengo il titolo latino, uguale in tutti i codd.
Note
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