Canzone XLIX
Le rime di M. Francesco Petrarca
VERGINE bella, che di Sol vestita,Coronata di stelle, al sommo SolePiacesti sì, che ’n te Sua luce ascose;Amor mi spinge a dir di te parole:Ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,E di colui ch’amando in te si pose.Invoco lei che ben sempre rispose,Chi la chiamò con fede.Vergine, s’a mercedeMiseria estrema dell’umane coseGiammai ti volse, al mio prego t’inchina:Soccorri a la mia guerra;Bench’i’ sia terra, e tu del Ciel Regina.Vergine saggia, e del bel numero unaDelle beate vergini prudenti;
Anzi la prima, e con più chiara lampa;O saldo scudo de l’afflitte gentiContra colpi di Morte, o di Fortuna;Sotto’l qual si trionfa, non pur scampa:O refrigerio al cieco ardor ch’avvampaQui fra mortali sciocchi,Vergine, que’ begli occhiChe vider tristi la spietata stampaNe’ dolci membri del tuo caro Figlio,Volgi al mio dubbio stato;Che sconsigliato, a te vien per consiglio.Vergine pura, d’ogni parte intera,Del tuo parto gentil figliola, e madre;Ch’allumi questa vita, e l’altra adorni;Per te il tuo Figlio, e quel del somo Padre,O finestra del Ciel lucente, altera,Venne a salvarne in su li estremi giorni:E fra tutt’i terreni altri soggiorniSola tu fosti eletta,Vergine benedetta;Che’l pianto d’Eva in allegrezza torni:Fammi; che puoi; de la sua grazia degno,Senza fine o beata,Già coronata nel superno regno.Vergine santa, d’ogni grazia piena;Che per vera, e altissima umiltateSalisti al Ciel’, onde miei preghi ascolti;Tu partoristi il fonte di pietate,E di giustizia il Sol, che rasserenaIl secol pien d’errori oscuri, e folti:Tre dolci, e cari nomi ha’ in te raccolti,Madre, Figliuola, e Sposa;Vergina gloriosa,Donna del Re che nostri lacci ha sciolti,E fatto’l mondo libero, e felice;Ne le cui sante piaghe
Prego ch’appaghe il cor, vera beatrice.Vergine sola al mondo senza esempio,Che ’l Ciel di tue bellezze innamorasti;Cui nè prima fu, simil, nè seconda;Santi penseri, atti pietosi, e castiAl vero Dio sacrato, e vivo tempioFecero in tua verginità feconda.Per te può la mia vita esser gioconda;S’a’ tuoi preghi, o MARIA,Vergine dolce, e pia,Ove ’l fallo abondò, la grazia abbonda.Con le ginocchia della mente inchine,Prego che sia mia scorta;E la mia torta via drizzi a buon fine.Vergine chiara et stabile in eterno,Di questo tempestoso mare stella;D’ogni fedel nocchier fidata guida:Pon mente in che terribile procellaI’ mi ritrovo sol senza governo,Ed ho già da vicin l’ultime strida:Ma pur in te l’anima mia si fida;Peccatrice; i’ nol nego,Vergine: ma ti prego,Che ’l tuo nemico del mio mal non rida:Ricorditi, che fece il peccar nostroPrender Dio per scamparneUmana carne al tuo virginal chiostro.Vergine, quante lagrime ho già sparte,Quante lusinghe, e quanti preghi indarno,Pur per mia pena ,e per mio grave danno!Da poi ch’i’ nacqui in su la riva d’Arno,Cercando or questa, ed or quel’altra parte,Non è stata mia vita altro ch’affanno.Mortal bellezza, atti, e parole m’hannoTutta ingombrata l’alma.Vergine sacra, ed alma,
Non tardar, ch’i’ son forse a l’ultim'anno.I dì miei più correnti che saetta,Fra miserie, e peccatiSonsen’ andati; e sol Morte n’aspetta.Vergine, tale è terra, e posto ha in dogliaLo mio cor, che vivendo in pianto il tenne;E di mille miei mali un non sapea;E per saperlo, pur quel che n’avenne,Fora avvenuto: ch’ogni altra sua vogliaEra a me morte, ed a lei fama rea.Or tu, Donna del Ciel, tu nostra Dea,Se dir lice, e convensi;Vergine d’alti sensi,Tu vedi il tutto; e quel che non poteaFar altri, è nulla a la tua gran virtute:Por fine al mio dolore;Ch’a te onore, ed a me fia salute.Vergine, in cui ho tutta mia speranza,Che possi, e vogli al gran bisogno aitarme;Non mi lasciare in su l’estremo passo:Non guardar, me, ma chi degnò crearme:No ’l mio valor, ma l’alta sua sembianza,Ch’è in me, ti mova a curar d’uom sì basso.Medusa, e l’error mio m’han fatto un sassoD’umor vano stillante:Vergine, tu di santeLagrime, e pie adempi ’l mio cor lasso;Ch’almen l’ultimo pianto sia divoto,Senza terrestro limo;Come fu ’l primo non d’insania voto.Vergine umana, e nemica d’orgoglio,Del comune principio amor t’induca;Miserere d’un cor contrito umile:Che se poca mortal terra caducaAmar con sì mirabil fede soglio;Che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero e vilePer le tue man resurgo,Vergine, i’ sacro, e purgoAl tuo nome e pensieri, e ’ngegno, e stile;La lingua, e ’l cor, le lagrime, e i sospiri.Scorgimi al miglior guado;E prendi in grado i cangiati desiri.Il dì s’appressa, e non pote esser lunge;Sì corre il tempo, e vola,Vergine unica, e sola;E ’l cor or conscienza, or morte punge.Raccomandami al tuo Figliuol, veraceUomo, e verace Dio;Ch’accolga ’l mio spirto ultimo in pace.
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