II - Le Rane, che chiedono un re
Translated from Latin by Giovanni Grisostomo Trombelli
Favole — Libro primo
Retta fiorìa da giuste leggi Atene:Allor che troppo libera licenza,
Sconvolse la città; sicchè del rettoSanto primier costume il fren le tolse,Nè guari andò, che le fazion s’uniro,E fer Signor Pisistrato. La graveLor servitude i cittadin’ piangendo;Non già perchè crudel fosse costui,Ma chi avvezzo non è, mal soffre il giogo:Raccontò questa novelluccia Esopo.Sciolte da servitude eran le Rane;Quando d’aver un re vogliose, a GioveCon tai grida il richieser, ch’e’ ridendo,Un picciol travicelio a lor destina.Lo strepito che fa ne l’improvvisoCader, sgomenta il pauroso gregge.Ma poichè lungo tempo impantanatoGiaceva, da lo stagno chetamenteUna alza a caso il capo, il guata; e l’altreAduna, e mostra il rege: arditamenteSalgonvi sopra a gara, e dopo averloD’ogni feccia imbrattato, ambasciatoriSpediro a Giove, tal sovran chiedendo,Che con la forza i rei costumi affreni,Se quello far noi puote. ImmantinenteLor manda Giove un Idro, che a lo stagnoGiunto appena, le ingoja ad una ad una.Vorrian fuggire; ma il timor le arresta,Nè dà lor campo ad implorar mercede.
A Mercurio commetton di nascostoChe chiegga pietà a Giove: ma il gran Padre:Poichè un re buono, dice, vi dispiacqueAbbiatene un crudele. E Voi ancoraTollerate costui; un mal più graveSe nol soffrite, cittadin’, v’aspetta.
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