18. Sonetto II in lode del medesimo

Poesie — Poesie postume — III. I Canti del carcere

Qual di Vigliena il sir, sperando al fruttode’ nostri tempi, in sue membra disfattofu il Ponzio mio, e con piú terribil attotransumanato, e ’n sua gloria ridutto,ch’era lo spirto in ogni parte tuttodel mio Dionigi mille pezzi fattocon funi insin all’ossa, stretto e tratto,in una volta per mille distrutto.— Misericordia! — i spiriti d’Avernoallor gridâro, stupendosi cometanto tormento non avea l’inferno.Sfogâro mille Spagne e mille Rome,al tuo martir unite, l’odio interno.Viva del Ponzio la virtude e ’l nome!

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