29. Invitato a cantar le laudi di Cesare, canto così

Poesie — Poesie postume — III. I Canti del carcere

In stile io canterei forsi non basso,e farei molli i piú rigidi cori,signor Aurelio, se tempi migliorilo spirto avesse, tormentato e lasso.Ma a me non lice piú gire in Parnasso,né d’olive adornarmi, né d’allori,che in atra tomba piango i miei dolori,sol pianto ribombando il ferro e ’l sasso.Dite or, ch’io ascolto voi, canoro cigno,cui avvien che in pene e pure in morte cantiCesare invitto e vincitor benigno?Troppo lungi son io dai pregi e vantid’uom sí felice, a cui tutto è malignoquanto adopran qua giú le stelle erranti.

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