72. Lamentevole orazione profetale dal profondo della fossa

Poesie — Scelta di alcune poesie di Settimontano Squilla

A te tocca, o Signore,se invan non m’hai creato,d’esser mio salvatore.Per questo notte e giornoa te lagrimo e grido.Quando ti parrá ben ch’io sia ascoltato?Piú parlar non mi fido,ché i ferri, c’ho d’intorno,ridonsi e fanmi scornodel mio invano pregare,degli occhi secchi e del rauco esclamare.

Questa dolente vita,peggior di mille morti,tant’anni è sepelita,che al numero io mi trovo

delle perdute genti,qual senza aiuto uom libero, tra mortidi morte, e non di stenti;a’ quali il mio compostosol vive sottoposto,nel centro ad ogni pondodi tutte le rovine, aimè, del mondo.

Gli uccisi in sepoltura,dati da te in obblio,de’ quai non hai piú cura,de’ sotterranei laghinell’infimo rinchiusodi morte fra le tenebre sembro io.Qui un mar di guai confuso,pien di mostri e di draghi,sopra di me si aduna,e ’l tuo furor spirando aspra fortuna.

Dagli amici disgiuntosono, e opprobrio al mio sangue,di scorni e d’error punto,che fiutar non mi vuole;né potrebbe, volendo,me abbominato qual pestifero angue;e ’l tradimento orrendolor fai apparir soleverso cotanta moledi paure e di affanni,perch’io mendico sol qui piango gli anni.

Signor, a cui son figliele pietose preghiere,le tue gran maravigliee grazie in me non mostri;faraile a’ morti note?o il fisico a cantar tue glorie altèrerisuscitar gli puote?o fia ne’ ciechi chiostri,chi narri gli onor vostri?o qui al buio alcun scerne,tra obblio e perdizion, tue prove eterne?

Quinci io pur sempre esclamo,sera e dí ti prevengo:— Libertá, Signor, bramo; —e tu pur non m’ascolti,ma volgi gli occhi altrove.Povero io nacqui, e di miserie vengonutrito in mille prove;poscia, tra i saggi e stoltialzato, mi trasvolticon terribil prestezzanella piú spaventevole bassezza.

Sopra me si mostrârotutti gli sdegni tuoi,tutti mi circondâro,come acqua tutti insieme;ahi come stansi fermi!

né che m’aiuti alcun permetter vuoi.La gente del mio semem’allontanasti, e premeduro carcer gli amici;altri raminghi vanno ed infelici.

Va’, amaro lamento,tratto di salmodiach’è d’altri profezia,ma di me troppo assai vero argomento.Vanne allo Spirto santo,di cui se’ parto santo:forse avrá per sua figlia alcun contento,che non merta il mio accento.

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