19. Sonetto III in lode del medesimo
Poesie — Poesie postume — III. I Canti del carcere
Qual feroce leon, ch’in piú cateneinsidie umane, ma non forza stringe,e, per dar gusto, muro forte cinge,all’uom e alla fortuna con sue pene:se stuol di can plebbei, latrando, vieneper noiarlo, a difesa non s’accinge,ma col ruggito e fiero aspetto spingela vil canaglia che valor non tiene;tal fu Dionigi in mezzo a tanti ebbreicongiurati all’estrema sua ruina,come contra Sanson gli filistei.L’arme ponziane veggendo, indovina,chi vince a scacchi, il fin de’ versi miei:dama fece il leon la sua pedina.
Comments
Loading comments…