8. Sonetto contro il medesimo
Poesie — Poesie postume — III. I Canti del carcere
Mentre l’albergo mio non vede esanguee gli spirti poggiar tremanti al cielo,l’empio mostro, che, sotto a finto zelo,la sua grandezza cerca nel mio sangue,di rabbia scoppia, si spaventa e langue;muta sembiante il suo volpino pelo;va a torno, informa, accusa e cangia stelo,come aggirato vien dal perfido angue.Dio par che dorma, e ’l suo bianco campioneda falsi testimoni oppresso giaccia,che vendono il suo mal per devozione.Deh, Signor forte, in me volgi tua faccia,da’ autoritá piú espressa al mio sermone,ond’i ministri di Satán disfaccia.
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