28. Canzone d'Amor secondo la vera filosofia

Poesie — Scelta di alcune poesie di Settimontano Squilla

Udite, amanti, il mio cantar. Sempr’eral’Amor universa!, s’egli Dio spinsea far il mondo, e non forza o bisogno.La sua possanza a tanta opra l’accinse,

però che dentro a sua infinita spera,la prima sapienza, ond’io ciò espongo,previde che potea starvi l’essenzade’ finiti enti, e disse: — Or vi ripongo. —Ché Amor, a cui ogni essere è bontate,ch’al Senno è ventate,vita alla Potestate,l’antevista possibile esistenzarepente amò: tal ch’e’, c’ha dipendenzadal Senno e dal Poter, la volve a loro:ché Poter e Saper essi non ponnoquel che non vonno. Dunque insieme adoroPossanza, Senno, Amor, primo ente e donno.

Il perfetto animal, ch’or mondo è, priaera confusion, quasi un grand’uovo,in cui la Monotriade alma parente,covando, espresse il gran sembiante nuovo.Però necessitá, fato, armonia,influendo, il Poter, l’Amor, la Mente,sopiti, sciolse a farsi in membra tante,natura, fabbri intrinsechi e semente.Onde ogn’ente è, perch’esser può, sa ed ama.Non può, ignora o disama

chi al morir si richiama;il che di vita in vita è gire errante,ché la spera vital sempr’è piú innante.Ma le tre influenze abbreviâroil saper delle parti, ond’esse, incertedegli altri esseri e vite, solo amârola propria ed abborrir di farsi esperte.

Il primo Ente divino, uno, immortale,tranquillo sempre, è l’infinito Bene,proprio oggetto adeguato del su’ Amore.Or, perché ogn’esser da quel primo viene,è buono e lieto oggetto naturaledel proprio amor, tal ch’egli ama il Fattore,se stesso amando, di cui è certa imago.E però s’ama d’infinito ardore,bramando farsi infinito ed eterno,ché è tal l’Autor superno.Quinci nasce odio internocontra ’l morire in chi non è presago

d’esser vicin piú al primo (ond’è si vago,ch’anzi odiar sé, che lui può) Bene immenso.Del Ben il senso amor spira per tutto;ma alle parti mortai del male il senso,per parziale amor, l’odio ha produtto.

Dio cosa nulla odia, ché affanno e morteda lor non teme; ma sua vita propria,da lor partecipata, in sé vagheggia,tutte avendo per buone. E bench’inopiadi piú sembianza sua nell’alme tortesi dica odiar, e’ non langue o vaneggia,ch’indi e’ ben non mendica, e n’ha a doviziaper sempre dar. Ma il suo fato pareggia,con ta’ detti odii e morti, l’armoniadi sua gran monarchia.Né ’l mondo a chi ben spia,odia sue parti; ma prende a letizialor guerre e morti, che fanno a giustiziain altre vite, dove gli è mestiero.Così il pan duolsi e muore, da me morso,per farsi e viver sangue, e questo io chiero;poi muor il sangue alla carne in soccorso.

Cosa mala io non truovo a Dio e al mondo,né téma o gelosia; ma da fiacchezzanacquero delle parti, o dal difettodi quel ch’a molti è gioia o sicurezza.Una comun materia ha il -spazio tondo,di cui far regno amò, stanza e soggetto,ogni attivo valor per eternarsi.Dal che necessitá punse l’affettodel consimile a far lo stesso, e guerrapone il fato, e disserral’armonia cielo e terra.Ecco lite d’amor per amor farsi.Con re il re pugna, non con Davo; ed arsigli enti ha il fuoco, per fuoco amico farli;e la terra vorria che fusser sui.E dal non esser nasce il contrastarli;dall’esser,. amicizia e un di dui.

Amor, che dal Valor e Senno primoprocede, e lega que’ con dolce nodo,del Sommo Ben, ch’è l’esser suo mai sempre,è voluntate e gaudio sopra mododi sé a sé, sicur ben, sempre opimo.Amor, infuso del mondo alle tempre,del suo gaudio e comodo è pur desire,che nel futuro mai non si distempre,ond’egli perda il sembiante divino.Ma l’amor, che ’l destinofe’ alle parti meschino,piú tosto è desiderio, che gioire,del proprio ben, che va sempr’al morire.Amor dunqu’è piacer d’immortal vitain tutti: ma chi in sé perderla sente,la cerca altronde, e’l consiglio l’invitaa trovar via di non morir repente.

L’inopia, dunque, pregna dal consiglio,regenera amor fieri, ardenza e fame,cupidigia, appetito e zel di quellecose, ch’intraman della vita il stame.Onde il sol mangia la terra, e di piglioella al ciel dá, e vorria mangiar le stelle.Fa di tal guerra e di lor semi il fatospirti, umor, pietre, animai, piante; ed ellemangiansi l’una l’altra: ove amor fassigioir, mentre rifassipian pian quel che disfassi.Ché gioia del sentirsi esser serbatoatto è; e ’l dolor, del sentirsi turbato,cui sommo è ben la conservazione,e sommo mal è lo distruggimento.Però diciam le cose male o buone,ch’a lor son via, cagion, mostra e fomento.

Del nemico la fuga, o la vittoria,e del cibo il restauro non bastandoad eternar, il Senno amante, vistoche ’l sol produce, la terra impregnando,tante sembianze, revocò a memorial’arte divina, e ’l mortal sesso mistopartío in due, che sembra terra e sole,servendosi del caso; ond’ha provvistoche, d’essi uniti, Amor, per be’ lambicchi,virtú vital dispicchi,chi d’esser gli fa ricchi,morendo in sé, nella futura prole,per questo amata piú ch’amante. E suolequi Amor, vòlto in gioir, scordarsi il Senno;come fan gli altri dell’inopia figli,seguendola in piú e meno: onde vizi énno,come virtuti son presso a consigli.

Però, dovunque Amor del suo ben scorgesegnale alcun, che Bellezza appelliamo,pria che lasci pensar s’ivi s’ascondail ben che ’l serva, accorre; e qui pecchiamo,ché fuor di tempo e luogo, o piú o men porgel’idea vitale, o in terra non feconda;dove, pur, preparata al gran fin, gioiasentendo, in piú error grande si profonda,ch’ella d’Amor sia oggetto e fin sovrano,non saggio e ésca e mezzanodel viver sempre. Ah insanopensier, che ogni viltá produce e noia!Né cieca legge smorza tanta foia;ma il gran Saper, d’Amor viste ir l’antenneal non morir, il che fra noi mancando,all’alto volo gli veste le penned’eternitá, ch’andiam quaggiú cercando.

Visto gli eroi e filosofi piú pruoveche ’l cibo e ’l generar fallano spesso,e ’l figlio tralignante perdé al padre,invece di servar, l’esser commesso,punti d’Amor divin (cui par che giovepiú propagar le cose piú leggiadre),sprezzâr la parte per lo tutto; e ’l semepria in tutti gli enti la Bontá lor madremirando, amando, han sparso, e la sembianzadi lor senno e possanza,di Dio ampliati a usanza,in tutto almen l’uman genere insieme,in detti, in fatti ed opre alte e supreme.E preser l’alme belle ad impregnaredi lor virtú, che trae di vaso in vasolor vita, ma pur manca a lungo andare,ché solo Dio resiste ad ogni caso.

Te, Amor, sfera infinita, alma e benigna,che ’n ciel di copia, in noi d’inopia hai centro,circondato dal cerchio sensitivo,onde chi sente piú, piú ama e gode;io, che son teco a tutte cose dentro,canto, laudo e descrivo.Per te si abbraccia il van le cose sode,e le virtú la mole, onde consistedell’universo l’ordine distinto,per te di stelle e d’uomini dipinto.Per te si gira il sol, la terra pigliavigor, onde poi tante cose figlia.Per te contra la morte si resiste,e contra il mal, che tanto ci scompiglia.Tu, autor di gentilezza,distruttor di fierezza;di te son le repubbliche e gli regnie l’amicizia, ch’è un amor perfetto,che contra il male accomuna ogni bene.Tu se’ d’eternitá frate, alla spenesoprabbondanza di eterno diletto.Tu vinci la Possanza e l’Intelletto.

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