36. Agli italiani che attendono a poetar con le favole greche

Poesie — Scelta di alcune poesie di Settimontano Squilla

Grecia, tre spanne di mar, che di terracinto, superbia non potea mostrare,solcò per l’aureo vello conquistaree Troia con piú inganni e poca guerra;poi tutto ’l mondo atterradi favole, e di lui succhia ogni laude.Ma Italia, che l’applaude,contra se stessa e contra Dio quant’erra!Ella, che mari e terra senza fraude,con senno ed armi in tutto il mondo ottenne,e del cielo alle chiavialfin pervenne!

Cristoforo Colombo, audace ingegno,fa fra due mondi a Cesare ed a Cristoponte, e dell’Oceano immenso acquisto.Vince di matematici il ritegno,de’ poeti il disegno,de’ fisici e teologi,e le prove d’Ercol, Nettunno e Giove.E pur vil Tifiin ciel gli usurpa il regno

né par che a tanto eroe visto aver giovee corso piú con la corporea salma,che col pensier veloce altri dell’alma .

A un nuovo mondo dái nome, Americo,nato nel nido de’ scrittori illustri,che tue, vie piú che gli altri, adorni e illustri;né pur poeta hai di tua gloria amico.Che ’l favoloso intricode’ falsi greci dèi e mentiti eroitutti gli ha fatti suoi.Caton predisse questo velo anticoche Grecia oppone, o Italia, agli occhi tuoi,che assicura gli barbari a predarnel’arme, la gloria, lo spirto e la carne.

I gran dottor della legislaturaGiano, Saturno, Pitagora e Numa,Vertunno, Lucumon, la dea di Cuma,Timeo , e altri infiniti chi gli oscura?

Italia, sepolturade’ lumi suoi, d’esterni candeliere;ond’oggi ancor non chiereil Consentin, splendor della natura,per amor d’un Schiavone; e sempre ferecon nuovi affanni queldi cui l’auroragli antichi occupa, e Stilo ingrato onora.

Privata invidia e d’interessi infettaItalia mia; né di servir si smagachi d’ignoranza e discordia la paga,e la propria salute le ha interdetta:virtú ascosta e neglettaa te medesma, e nota a tutto ’l mondosotto ’l bello e giocondolatino imperio, che di gente elettafu in lettere ed in arme piú fecondoche l’universo tutto quanto insiemecon veritá, ch’or sotto il falso geme.

Locri, Tarento, Sibari e Crotone,Sannio, Capua, Firenze, Reggio e Chiuse,Genova e l’altre, di gloria deluse,fa da sé ognuna a Grecia paragone;

Roma no, che s’opponea tutto ’l mondo insieme, a tutte cose;ma pur le favoloseo vere laudi greche a sé posponeVenezia, onor di virgini e di spose:nuota in mar, rugge in terra, e vola in cielo,pesce, leon alato col Vangelo.

Ercole e Giove rubba e gli altri dèiGrecia e lor gesti d’Assiria e d’Egitto:e poi l’imprese e nomi anc’have ascrittoa vil Tebani, Cretensi ed Achei.Tu, che verace sei,Platon, ciò affermi; e le scienze, ch’ellafalsamente sue appella,confusi i tempi, e l’istorie da leifalsificate ammira; e sé novellamentir non dubbia aver principio e nomedato alle genti di canute chiome.

Se l’altre nazion, con piú vergognaspesso Italia a tal favole soscrisse;cui leggi ed arti e sacrifici disseNoè, che Giano fu senza menzogna.Chi piú intender agogna,sien Fabi o Scipi o altri, ecco una solaromulea famigliola,di numero e virtude a quanti sognaeroi Grecia cantando sopravola.Generosi Latini, i vostri esempisien vostra téma contra i falsi e gli empi.

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