Lettera XXXVIII

LETTERA XXXVIII

15 maggio.

Ch’io la veda sempre, o non piú... mai! Il timor di non rivederla mi desta: divorato da un sentimento profondo, ardente, smanioso, balzo dal letto al balcone e non concedo riposo alle mie membra nude, aggricciate, se prima non discerno su l’oriente un raggio di giorno. Corro palpitando al suo fianco, e... stupido! soffoco le parole e i sospiri; non concepisco, non odo: il tempo vola, e la notte mi strappa da quel soggiorno di paradiso. Ahi lampo! rompi le tenebre, splendi, passi, ed accresci il terrore e l’oscuritá...

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