La Croce (Foscolo)

Abbracciava il Creato immensa notte,E nel deserto con ruggir feroceRompeano i turbi le sonanti grotte;Quando tuonar udii terribil voceChe dal sonno mi scosse, e all'aer in gremboVidi alto balenar rovente Croce.Piovea di sangue e di fiammelle un nemboCui sette Serafini a capo chino,Onde raccôr, stendean l'aurato lembo;E aprissi il Cielo, e scese un CherubinoCon un Calice in mano ov'era scrittoA note di adamante: Amor Divino.E poi ch'ebbe tre volte circoscrittoLo spazio delle sfere, a posar venneSul tronco ove lavossi ogni delitto;Indi abbracciollo, e Cantico solenneCoi Spiriti minori erse in dolore,Dolce battendo di fulgor le penne.E a me, cui maestà cerchiava il core,Scrivi scrivi, gridò, ciò che vedrai,Chè queste son l'alt'opre del Signore.A lui per riverenza io m'atterrai,E al suon di tromba vidi in OrïenteSplender igniti abbarbaglianti rai;E venir vidi in leggiadria decenteAmabil Verginella, alla cui fronteOrnamento facea candor lucente.Così non luce mai vermiglio il monteCui batte il Sol di sera, e sì non luceSul mattin odoroso l'orizzonte.Nube che fior sparpaglia la conducePer l'aer leggiadramente, ed al suo latoFervida stassi Carità per duce.Di mite venticel fragrante fiatoSpingea la bianca nube, e dir parea:In uffizio sì caro io son beato.E poi che giunse là 've risplendeaL'augusta Croce, e di Angeli uno stuoloRadïante corona la facea;Troncò la nube candidetta il volo,E soffermossi a piè del CherubinoChe scese i Cieli maestoso e solo.Ed ei sul capo riverente e chinoDell'innocente Vergine la palmaStese, e sparse su lei sermon divino;E le dipinse la placida calma,Che ascosa al mondo sotto un puro ammantoGode al raggio di Dio beata un'alma:E al suo parlar svegliossi da ogni cantoUn'indistinta soave armonia,Un dolce dolce amorosetto canto.Pinse come su i Cieli rifiorìaD'amaranto immortale un vago sertoPer chi l'inferno ed il peccato obblìa:E al suo parlar vezzosamente apertoSi vide il prato ne' color più gai,E di fioretti amabili coperto.Del Paradiso le beltà vedrai,Le disse; e tutta a un tratto si cosperseL'etra di gioja, di candor, di rai.Ma tosto d'atro orror si ricoverse,Brontolàr tuoni, serpeggiaro lampiQuando a morte e a terror la bocca aperse,E pinse come per i negri campiNelle tempeste l'alto Dio passeggia,E qual di fiamme e di bufere avvampiPiena d'aspri lion l'empirea reggia,E qual su nubi negro e sanguinoseCon igneo brando la Giustizia seggia.Tremante allor con luci timoroseSi strinse alla sua duce la Donzella,E nel suo petto il volto si nascose.Poi s'alzava, qual dopo la procellaPian pian tragge dal nido il collo, e guataL'impaurita ingenua colombella.Indi com'ebbe alquanto confortataL'etereo messagger dolce e clementeLa timidetta Vergine beata,Al labbro le appressò del rifulgenteCalice l'orlo, e con i lumi al CieloEssa il libò pietosa e ubbidïente.Siccome spunta il Sol senza alcun velo,Ratto ell'arse negli occhi e nel sembianteSplendidamente di celeste zelo;E più che al tergo avesse ed alle pianteD'aquila i vanni, di salute al legnoLanciossi e affisse le sue labbia sante.Il maggior Cherubino allor fe' segnoAi sette Spirti, e rapidi il seguiroDel firmamento vèr lo schiuso regno:E in estasi di gioja e di martiroLasciàr quell'Angioletta su la Croce,Che or lagrima spargeva ed or sospiro.Poi tutto sparve, chè tremenda voceRintuonò intorno, e da' lor cupi abissiTornàr la notte e il turbine feroce,E ancor tremando quel che vidi io scrissi.

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