In morte del fratello Giovanni
Sonetti
Un dì, s’io non andrò sempre fuggendoDi gente in gente; mi vedrai sedutoSu la tua pietra, o fratel mio, gemendoIl fior de’ tuoi gentili anni caduto:
La madre or sol, suo dì tardo traendo,Parla di me col tuo cenere muto:Ma io deluse a voi le palme tendo;E se da lunge i miei tetti saluto,
Sento gli avversi Numi, e le secreteCure che al viver tuo furon tempesta;E prego anch’io nel tuo porto quiete:
Questo di tanta speme oggi mi resta!Straniere genti, l’ossa mie rendeteAllora al petto della madre mesta.
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