Per la liberazione d'Italia (1891)

Bella Italia, amate sponde,Pur vi torno a riveder!Trema in petto e si confondeL’alma oppressa dal piacer.Tua bellezza, che di piantiFonte amara ognor ti fu,Di stranieri e crudi amantiT’avea posta in servitú.Ma bugiarda e mal sicuraLa speranza fia de’ re:Il giardino di natura,No, pei barbari non è.Bonaparte al tuo periglioDal mar libico volò;Vide il pianto del tuo ciglio,E il suo fulmine impugnò.Tremâr l’Alpi, e stupefatteSuoni umani replicâr!E l’eterne nevi intatteD’armi e armati fiammeggiâr.

Del baleno al par veloceScese il forte, e non s’udí:Ché men ratto il vol la voceDella Fama lo seguí.D’ostil sangue i vasti campiDi Marengo intiepidîr,E de’ bronzi ai tuoni ai lampiL’onde attonite fuggîr.Di Marengo la pianuraAl nemico tomba diè.Il giardino di natura,No, pei barbari non è.Bella Italia, amate sponde,Pur vi torno a riveder!Trema in petto e si confondeL’alma oppressa dal piacer.Volgi l’onda al mar spedita,O de’ fiumi algoso re;Dinne all’Adria che finitaLa gran lite ancor non è;Di’ che l’asta il franco MarteAncor fissa al suol non ha,Di’ che dove è BonaparteSta vittoria e libertà.Libertà, principio e fonte

Del coraggio e dell’onor,Che, il piè in terra, in ciel la fronte,Sei del mondo il primo amor.Questo lauro al crin circonda:Virtú patria lo nutrí,E Desaix la sacra frondaDel suo sangue colorí.Su quel lauro in chiome spartePianse Francia e palpitò:Non lo pianse Bonaparte,Ma invidiollo e sospirò.Ombra illustre, ti confortiQuell’invidia e quel sospir:Visse assai chi ’l duol de’ fortiMeritò nel suo morir.Ve’ sull’Alpi dolorosoDella patria il santo amor,Alle membra dar riposoChe fur velo al tuo gran cor.L’ali il tempo riverentiAl tuo piede abbasserà:Fremeran procelle e venti,E la tomba tua starà.Per la cozia orrenda valle,Usa i nembi a calpestar.Torva l’ombra d’AnniballeVerrà teco a ragionar.Chiederà di quell’ardito,Che secondo l’Alpe aprí.

Tu gli mostra il varco a dito,E rispondi al fier cosí:Di prontezza e di coraggioTe quel grande superò:Afro, cedi, al suo paraggio;Tu scendesti, ed ei volò.Tu dell’itale contradeAborrito destruttor:Ei le torna in libertade,E ne porta seco il cor.Di civili eterne risseTu a Cartago rea cagion:Ei placolle e le sconfisseCol sorriso e col perdon.Che piú chiedi? Tu ruina,Ei salvezza al patrio suol.Afro, cedi e il ciglio inchina:Muore ogni astro in faccia al sol.

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