Nel bosco

Leggenda eterna — Risveglio

Suona il bosco che Aprile agita; olezzal’aria; tra i rami la campagna apricaride; e ancora mi parli, o giovanezza,e ancor t’ascolto, o mia morente amica.

È tardi, è tardi! e vana è la fatica— o sola della vita alta dolcezza! —che il bisbigliarmi la lusinga anticati costa. È triste l’ultima carezza!

È tardi, è tardi! rassegnata muori,nè pensar che ti salvi ira o lamento;è la tua sorte la sorte dei fiori

nati di foglie sotto avaro velo,di fior cresciuti in triste isolamento,che un sol non vider mai lembo di cielo.

O Messer Lodovico, oblìo domandoal gaio verso che la varia sortenarra ed il lungo vaneggiar d’Orlando,oblìo per tutte le mie gioie morte!.... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Ecco; per me del mio Ruggiero in bandocadon d’Atlante le incantate porte,libera anch’io, guerriera anch’io, col brandomovo a torlo d’Alcina alle ritorte.

Suona il bosco. Laggiù tra scure fratteè Angelica che fugge? O tempestosadi Baiardo che vien la zampa tuona?

È Bradamante che sfidata abbatteil re di Circassìa, poi, non pensosache dell’indugio, a tutta briglia sprona?

Oh se mai di laggiù, dietro quel foltonon d’Euro nato volator corsiero,non divina beltà, non cavalierod’armi raggiante o in persi drappi avvolto;

ma sulla fronte arruffatello e neroil crine, e dietro in lunghe trecce accolto:ridente il bruno ritondetto volto,sfavillante l’aperto occhio sincero,

venir vedessi una fanciulla e intornovolger lo sguardo soddisfatto e buonoquasi pensando: — Tutto il mondo è mio! —

E dir la udissi: — Vedi? a te ritorno,la tua risorta giovanezza io sono,guarda; non sogni, no; guarda, son io! —

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