Atto quinto
Abèle
SCENA PRIMA
Caíno, Abèle.
Caíno Vieni, fellone; vieni.
Abèle O fratel mio,pietá! che feci?...Caíno Vieni; assai quí lungidal desíato fiume spireraiil tuo vitale ultimo spirto.Abèle Ah! m’odi:deh, fratello, mi ascolta.Caíno No, quel beneche a me spettava, e ch’io non ebbi, no,né tu pur l’avrai. Perfido, mira,mirati intorno; il rio deserto è questo,donde fuggivi, e dove me lasciavi:non vedran, no, gli ultimi sguardi tuoiquell’onda no, che in tuo sleal pensierogiá varcata tenevi: in questa arena,estinto quí, tu giacerai.Abèle Ma, oh Dio!Perché ciò mai? spiegami almen tuoi detti:
io non t’intendo: spiegati, e m’ascolta;
di me tu poscia a voglia tua fa strazio.Ma pria m’ascolta, deh.Caíno Favella.Abèle Dimmi,in che ti offesi?... Oimè! ma come io possoparlare a te, finché sí torvo e ferosovra me stai? gonfio le nari e il collo;fiamma e sangue gli sguardi; il labro, il volto,livido tutto; e il tremito, che t’agitae le ginocchia e le braccia e la testa!Pietá, fratello: un po’ ti acqueta: allentadalle tue mani or le mie chiome alquanto,sí ch’io respiri.Caíno Abèle, io mai credutonon ti avrei traditore.Abèle Ed io nol sono.E lo sa il padre; e il sai tu pure.Caíno Il padre?Nol mi nomar: padre d’entrambi al pari,e giusto io ’l tenni; e m’ingannò.Abèle Che parli?Puoi dubitar dell’amor suo? tu appenada noi stamane dileguato t’eri,ch’ansio per te, di mortal doglia pregno,il padre tosto dietro all’orme tueinviavami...Caíno Il so, perfidi; e provaorribil m’era e indubitabil, questa,del mal fratello e del piú iniquo padre.Tutto so; cadde il velo: appien l’arcanov’ha chi svelommi: in mio pensier son fermoch’esser non debbi a costo mio tu maifelice, no.Abèle Te, per quel Dio, ch’entrambici creò, ci mantenne, io te scongiuro,
fa ch’io t’intenda: in che mancai? che arcano
ti fu svelato? oh Dio! sovra il mio volto,negli occhi miei, ne’ detti, nel contegno,non ti si affaccia or l’innocenzia mia?Io felice, a tuo costo? esser felicepuò Abèle mai, se tu nol sei? Deh, vistomi avessi tu, quand’io stamane al fianconon ti trovai, destandomi! oh qual piantoio ne faceva, e i genitori! Interoquindi il dí tutto ho consumato indarnoaffannoso cercandoti e chiamandoti,né ti trovando mai; bench’io tua vocedi tempo in tempo mi sentissi innanzi,che rispondea lontana: ed io piú sempremi venia dilungando seguitandotifin lá sul fiume; oltre le cui largh’ondetremai che tu, qual nuotator robusto,varcato fossi...Caíno E di quel fiume ardisci,tu temerario, a me muover parola?Tremasti, il credo, che varcatol’io,tolta fosse in eterno a te la spemedi mai varcarlo tu. Col vero, il falsomescere anch’osi? e che di lá mia voceti rispondesse, assévri? Ma omai giuntoè il fin d’ogni arte iniqua: invan miei passiantivenir quivi tentasti: in tempoti soprarrivo, il vedi: or, non che il fiume,del ciel pur l’aure non vedrai piú mai.Ch’io ti ferisca; prostrati.Abèle La marra,trattieni, deh! non mi percuoter: vedi,io mi ti prostro, e tue ginocchia abbraccio.Deh, la marra trattieni! Odimi: il suonodi questa voce mia, colá pe’ campi,tante volte acquetavati, quand’eri
or con le dure zolle or con le agnelle
forte adirato, ma non mai quant’ora.Fratello del cor mio...Caíno Piú nol ti sono.Abèle Ma tel sono io pur sempre: e il sei tu pure:confido in te, sono innocente: io ’l giurope’ genitori entrambi; io mai non seppi,nulla mai, di quel fiume; e nulla intendoor delle accuse tue.Caíno Malizia tanta,doppiezza tanta, in sí recente etade?Ah! di piú rabbia il finger tuo m’infiamma;vil mentitore...Abèle Il tuo Abèl, mentitore?Caíno Muori.Abèle Abbracciami pria.Caíno Ti abborro.Abèle Ed iot’amo ancora. Percuotimi, se il vuoi;io non resisto, vedi; ma nol merto.Caíno — Eppur, quel pianto suo; quel giovenilesuo candor, che par vero; e il dolce usatosuon di sua voce, a me fa forza: il bracciocademi, e l’ira. — Ma il mio ben per semprestolta pietade or mel torría?... Me lasso!Che risolvo? che fo? —Abèle Fra te, che parli?A me ti volgi: mirami: tu indarnoora il viso mi ascondi: infra le atrociorride smanie tue, sí, balenommidall’umido tuo ciglio un breve raggiod’amor fraterno e di pietá. Ti prendadeh pietá, sí, della mia giovinezza,e di te stesso. Oh! credi tu che Iddioposcia mai piú né i preghi tuoi né i doni,gradir vorrá, se del fraterno sangue
tinto ei ti vede? E la misera nostra
ottima madre, che d’entrambi i figliorba cosí faresti? perché, al certo,ucciso me, non ardiresti ad essainnanzi mai, mai piú venirle. Ah, pensaqual, senza noi, vivria quella infelice:pensa...Caíno Ah Fratello! il cor mi squarci a brani:sorgi omai, sorgi: io ti perdono: in questoabbraccio... Ma, che fo? che dissi? Iniquo,prestigio sono i pianti tuoi: non dubbioè il tradimento tuo; perdon non merti;né ti perdono io, no.Abèle Che veggo? or crudogiá piú di pria ritorni?Caíno Io, sí, ritornoqual teco deggio. Or, sia che vuol; quel bene«si nieghi a me, pur che a costui si nieghi». —Non piú perdon, pietá non piú; non havvipiú, né fratel, né genitor, né madre.Giá d’atro sangue l’occhio mi si offusca:un mostro io scorgo ai piedi miei. Via, muori.Chi mi rattiene?... Chi mi spinge il braccio?...Qual voce tuona?Abèle Iddio ci vede.Caíno Iddio?Parvemi udirlo: ed or, vederlo parmi,perseguirmi, terribile: giá in altoveggo piombante sul mio capo reoquesta mia stessa insanguinata marra!Abèle È fuor di senno, affatto. Oh vista! Io tremo...da capo a piè...Caíno Prendi tu, Abèle, prenditu questa marra; e ad ambe man percuotisovra il mio capo tu. Che tardi? or mira,niuna difesa io fo: ratto, mi uccidi:
uccidi me; dal mio furor che riede,
in altra guisa non puoi tu sottrarti:te ne scongiuro; affrettati.Abèle Che ascolto?Ch’io te percuota? e perché mai, s’io t’amopur come pria? Deh, calmati: rientra,in te rientra: andianne uniti al padre:egli t’attende...Caíno Il padre? al padre andarneio teco? or sí, t’intendo: appien traditoti sei tu stesso. Al sol suo nome, in pettotutto, e piú fero, il mio furor rinasce.Muori una volta, muori.Abèle Oimè!... mi sentomancare... Oh madre mia!...Caíno Che feci? il sanguemi zampillò sul volto! ei cade; ei sviene...Ahi vista!... Ove mi ascondo?... Oh ciel! che feci?Empia marra, per sempre in bando vannedalla mia man, dagli occhi miei... Che ascolto?Oimè! giá giá la rimbombante voced’Iddio mi chiama... Ove fuggir? lá ruggel’ira atroce del padre... Quá i singultidel fratel moribondo... Ove celarmi?Fuggasi.
SCENA SECONDA
Abèle morente, poi Adamo.
Abèle Ahi fera doglia!... Oh, come scorre
il mio sangue!...Adamo Giá omai verso l’occasorapido inchina il Sole, ed io per anco
pur non li trovo! Abbiamo intero il giorno
Eva ed io consumato in rintracciarli,e nulla n’è... Ma questa, ecco sí, questal’orma è d’Abèle: seguasi.Abèle Oimè misero!...Chi mi soccorre?... Oh madre mia!...Adamo Che sento!Singhiozzi umani! e par pianto di Abèle...Oh ciel! che veggo io lá? di sangue un rivo?...E un corpo, oimè, piú oltre giace?... Abèle?O figlio mio, tu quí? Sovra il tuo corpoch’io spiri almen l’ultimo fiato!Abèle Oh voce!...Parmi del padre... Oh! sei tu desso?... il mioocchio si appanna, e mal discerno... Ah, dimmi,ancor vedrò... la... dolce madre?...Adamo Oh figlio!...Oh giorno!... Oh vista!... Oh qual profonda e vastapiaga spaccò quest’innocente capo!Ah, rimedio non havvi. Ma un tal colpochi dietti, o figlio? e qual fu l’arme?... Oh cielo!Vegg’io, ben veggio di Caín la marralá giacer sanguinosa?... Oh duolo! Oh rabbia!E fia possibil ciò? Caín ti uccise?Il fratello il fratello? Armarmi io stesso,io stesso vo’ dell’arme tua, trovarti,e trucidarti di mia mano. O giustoOnnipossente Iddio, tu un tal misfattovedesti, e il soffri? e l’uccisor respira?Dove, dov’è l’infame? E tu non festi,sommo Iddio, sotto i piè di cotal mostrospalancarsi in voragine tremendala dura terra ad ingojarlo? Ah, dunque,ah sí, tu vuoi che per mia man punito
sia quel delitto inemendabil: dunque
di quel fellon le sanguinose traccetu vuoi ch’io segua: eccole appunto: avrai,empio Caín, da me la morte... Oh Dio!ma questo io lascio ancor spirante...Abèle O padre,...riedi a me, riedi... Se il potrò,... dirotti...Adamo Figlio, ma come a te Caíno?...Abèle Egli... era...fuor di se:... non era egli... Anch’ei t’è figlio...perdonagli,... com’io...Adamo Tu mi sei figlio,tu solo. Oh sensi! Oh pietá vera! Oh Abèle!imagin mia; mio tutto... Or, come maipotea quel crudo?...Abèle Padre, ah... dimmi... il vero;disegnavi tu mai... torre... a Caíno,...e dare... a me... qualche gran ben,... che stesseoltre... il fiume?Adamo Oh! che dici? un figlio soloteneva io sempre in ambi voi.Abèle Dunqu’era...ingannato Caín,... che ciò... piú volte...pien di furor... diceami... Fu questa...la cagion sola:... Un fier.... contrasto lungo...ebbe in se stesso... pria; ma... poscia... vinto,mi percosse... e fuggissi... — Omai... mi manca,...padre,... la lena... Abbracciami...Adamo Egli muore...Oh Dio!... Cessò. — Misero padre! Oh comequell’estremo singulto a un tempo troncagli ha la voce e la vita! — Eccoti dunque,fera Morte terribile, che figliasei del trasgresso mio! Spietata Morte,a’ colpi tuoi dovea soggiacer primoun innocente giovinetto mai?
Me me ferire, e me primier, me solo,
dovevi tu... — Che fo, senza i miei figli?...E quest’amato estinto corpo, ad Evacome il potrò nasconder io? Tacerlo?Invano: eppur, come gliel narro? E dove,dove riporre il caro Abèle? Oh Dio!Come da lui staccarmi? — Ma, che miro?Venir ver me con gli stanchi suoi passiEva da lungi! ah! d’aspettarmi pureoltre la selva ella promise... Ahi lasso! —Ma s’incontri; si arresti: a un tale aspetto,morte assalirla a un tratto puote... Io tremo.Ah, giá veduto ell’hammi, e piú si affretta...
SCENA ULTIMA
Eva, Adamo.
Adamo Perché venisti, o donna? or non ti lice
quí piú inoltrarti: riedi; ah, tosto riedialla capanna nostra; ivi tra breveraggiungerotti.Eva Oh ciel! che veggo? in voltoqual ti sta nuovo orribil turbamento?Ritrovati non gli hai?Adamo No: ma, ben presto...Deh, torna tu su l’orme tue frattanto...Eva Ch’io ti lasci?... E i miei figli, ove son dunque?Ma, che miro? macchiata è la tua vestedi fresco sangue? e n’hai le man pur tinte?Oimè! che fu, dolce mio Adamo? eppurepiaga non hai nel corpo tuo... Ma, qualequal veggo io lá sangue sul suolo? e pressostarvi la marra di Caíno?... e quella
anco è di sangue intrisa?... Ah, lascia; io voglio,
voglio inoltrarmi io lá; veder...Adamo No; pregoti...Eva Invano...Adamo Eva, t’arresta: a patto niunoinoltrar non ti lascio.Eva Ma dagli occhia te, malgrado tuo, prorompe un fiumedi lagrime! Vederne, ad ogni costo,vo’ la cagione... Ah, ben vid’io;... lá giaceil mio Abèle... me misera!... La marra...il sangue... Intendo...Adamo Ah! non abbiam piú figli.Eva Abèl, mia vita... Il rattenermi è vano,è vano omai... Ch’io ancor ti abbracci, Abèle.Adamo Rattenerla, è impossibile: al maternodolore immenso un qualche sfogo...Eva Adamo,e l’uccisor, Dio nol puniva?Adamo Indarno,empio Caín, fuggisti; e da me indarnoti celerai. Percuoterá il tuo orecchio(sii pur da me quanto piú il puoi tu lungi)di mie minacce il rimbombar tremendo,e fará il cor tremarti.Eva Abèle, Abèle...Ah! piú non m’ode... — Un traditor, tel dissi,un traditor tra ciglio e ciglio ognoraio vedeva in Caíno.Adamo In terra mainon troverá quel traditor, né pace,né sicurtá, né asilo. — Or, maledettosii tu, Caín, da Dio, come dal padre.Tremante sempre, infra caverne, a guisa
d’irsuta belva, asconditi: di vili
amare e poche ghiande abbiti incertostentato vitto; e il rio ti mesca fiele:crudi rimorsi il cor ti strazin sempre:siati il Sole odíoso; orride larvela spaventevol notte ti appresenti.Cosí strascina i tuoi giorni infeliciin lunga morte. — Onnipossente Iddio,tu, s’egli è giusto l’imprecar ch’io feci,tu l’avvalora coll’eterno assenso!La voce d’IddioUom, lasciato a te stesso, ecco qual sei. —Ma bevuto ha la terra il sangue primo;e udito ha il Cielo i vostri giusti omèi:Caín fia tratto d’ogni orrore all’imo,feroce esemplo spaventoso ai rei. —Sfogato il pianto, dal terrestre limovoi gli occhi ergete al Creator, che vuolenovella darvi e piú felice prole.Eva Onnipotente Iddio, rendimi Abèle;rendimi Abèle...Adamo Donna, il pianger lice,non il dolersi. Iddio parlò: si adori.Eva Taccio, e l’adoro, in sul mio Abèl prostrata.
7 Giugno 1796.
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