Epigramma XIV
Dal Misogallo
Fra Re signori e Re villani, correDiversità non lieve,Benché un flagel d’Iddio, perenne, e greve,Sien gli uni e gli altri, e vivano del torre.Chi, nato in trono, non conobbe ugualiSpesso è il minor di tutti,Ma il peggior, no; perché dai vizj bruttiLo esenta in parte il non aver rivali.Ma chi povero, oscuro e vil si nacque,S’ei mai possanza afferra,La lunga rabbia che repressa tacque,Fa che a tutti i dappiú muova aspra guerra.Allor la invidia e crudeltà plebea,De’ Grandi l’arroganza,Immedesmate entro uno pianta rea,Forman lo scettro orribile di ferroD’un Re, che in capo ha il pazzo, in cor lo sgherro.
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