Sonetto XVII

Dal Misogallo

Da ch’io bevvi le prime aure di vita,Da ch’io l’alma sfogai vergando carte,Con lingua a un tempo vereconda, e ardita,Posi in laudar la libertade ogn’arte.Odo or la Gallia, in servitú marcita,Che il danno altrui senza il suo pro sol chere;E fatta sede di liberti, invitaA se stesse disfar, le genti intere;E il nome stesso venerando adopraDi Libertà, cui non conosce, e macchiaCol sozzo labbro, e la sozzissim’opra.Quindi ognor piú nel buio il ver s’immacchia,E vien, ch’etade ognor piú tarda scopraQual fosse il Cigno, e qual la ria Cornacchia.

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