Sonetto XXVII
Dal Misogallo
Là, dove Italia borëal diventa,E dai prossimi Galli imbarbarita,Coll’ú, coll’eú, coll’án, coll’ón, spaventaOgni orecchia di Tosche aure nutrita.Là nacqui, e duolmen forte; e a me il rammentaLa mia lingua al bel dire intirizzita,L’illegittima frase scarsa, e spentaD’ogni lepor, d’ogni eleganza ardita.Ahi fiacca Italia, d’indolenza ostello,Cui niegan corpo i membri troppi, e sparti.Sorda e muta ti stai ritrosa al bello?Da’ tuoi gerghi, e dal Gallico, ti parti;Al tornar Una, il primo vol fia quello;Seguiran tosto vere alte bell’arti.
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