XXXIX. Che pretende il Pretendente
Epigrammi
Che pretende il Pretendente?Dei Britanni essere il re:Ed io credo fermamenteChe da scettro cosa egli è.Portò l’armi entro il bel regno,Da cui l’avo suo fuggì;E di gran valor diè segno,Ch’ei non vinse, e non morì.E diceva il suo stendardoPer spiegar suo grande ardir:Questi è il fior d’ogni gagliardo;Qui vuol vincere, o morir.
Poi di Senna ai lidi venneStoltamente a dimostrar,Ch’è un volar senza le penneL’esser re senza regnar:Che il suo amico il CristianissimoIn soccorso alfin gli dàUn nodetto soavissimo,Che prigion per poco il fa.Quindi il resto di sua vitaDi ben sempre in meglio andò.Alleanza non traditaCon la botte egli firmò.Fu la botte la sua stanza,Il suo trono, il suo piacer:Furo accidia ed ignoranzaI suoi primi consiglier.Prese poi, già in là con gli anni,Giovin moglie, d’alto cor:Cui diè in dote i suoi malanniE il regale suo fetor.La rinchiuse, odiò, depresse:La seccò, battè: che più?Ben due lustri ella ci resse,Poi fuggir costretta fu.Fu mal padre, e mal marito,E mal figlio, e mal fratel:Con la moglie e i servi ardito,Con chi ha petto un vero agnel.Duro e ingrato per natura,Senza amici altri che se;Buon talvolta per paura;Chi dirà ch’ei non sia re?
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