Prosa prima. All'Italia
Il Misogallo
Alla passata, presente e futura Italia.
Ancorchè quest’Operuccia, nata a pezzi, ed a caso, altro non venga ad essere che un mostruoso aggregato d’intarsiature diverse, ella tuttavia non mi pare indegna del tutto di esserti dedicata, o Venerabile Italia. Onde, ed a quella augusta Matrona, che ti sei stata sì a lungo, d’ogni umano senno, e valore principalissima sede, ed a quella che ti sei ora (pur troppo!) inerme, divisa, avvilita, non libera ed impotente; ed a quella che un giorno (quando ch’ei sia) indubitabilmente sei per risorgere, virtuosa, magnanima, libera, ed una; a tutte tre queste Italie in questa breve mia Dedica intendo ora di favellare.
Gli odî di una nazione contro l’altra, essendo stati pur sempre, nè altro potendo essere, che il necessario frutto dei danni vicendevolmente ricevuti, o temuti, non possono perciò esser mai, nè ingiusti, nè vili. Parte anzi preziosissima del paterno retaggio, questi odî soltanto hanno operato quei veri prodigî politici, che nelle Istorie poi tanto si ammirano.
Nè mi estenderò qui in prove tediose, ed inutili. Parlano l’esperienza, ed i fatti. Ammesso dunque quest’odio reciproco, quasi un tutelare Conservatore de’ Popoli veramente diversi, e tanto più di quelli, che per estensione, e numero riescono minori, innegabil cosa ella fia, che in te, o Italia, l’odio contro i Francesi, sotto qualunque bastone, e maschera ti si affaccino essi, diviene la base fondamentale, ed unica, della tua, qual ch’ella sia, politica esistenza. Quindi finchè, o un terremoto, o un diluvio, od una qualche cozzante cometa, non ti avranno trasmutata di forme, finchè tu, stretto, e montuoso continente, tra due racchiusi mari penisoletta ti sporgerai, facendoti dell’Alpi corona; i tuoi confini dalla natura son fissi, ed una pur sempre (per quanto in piccoli bocconcini divisa, e suddivisa ti stii) una sola pur sempre esser dei d’opinione, nell’odiare, con implacabile abborrimento mortale quei barbari d’oltramonti, che ti hanno perpetuamente recato, e ti recano, i più spessi, e più sanguinosi danni. Ora questi per certo (ben altramente che i Tedeschi) sono stati sempre, e sono i Francesi, i quali tre volte per secolo, ridotti dai loro inetti, ed irreflessivi, e tirannici governi, dalla loro naturale miseria ridotti, e dagli eccedenti loro vizî, alla insociale necessità di andarsene a mano armata questuando, sopra i vicini Popoli poi si rovesciano per isfamarsi, e saldare per alcun tempo con l’altrui sangue le loro piaghe servili.
In così fatto stato locale, e politico, qual è manifestamente il tuo, chiunque, o Italia, t’insegnerà a ben odiare i tuoi naturali, e perenni nemici, verrà ad insegnarti, e rammentarti ad un tempo il più sacro de’ tuoi doveri. Con tutto ciò non mi vi sarei accinto io certamente, se mi fosse stato pur d’uopo, nell’addottrinarti in quest’odio, d’insegnarti anco a stimare i Francesi, temendoli. Ma per fortuna tua somma, e mia, odiabili sotto ogni aspetto per sè stessi costoro son tanto, che io senza studio, nè sforzo nessuno, col solo ritrarli dal vero, largamente posso ottenere il mio intento, e rimanere assoluto ad un tempo da quel ribrezzo, che porta con sè questa idea, dell’insegnare ad odiare chi che sia; poichè qui non è altro, che un semplice insegnare a conoscere. Oltre che, da quella specie di stima, che si suol pure accordare agli eserciti, che con le loro vittorie spaventano, ogni dì più te ne vanno anco assolvendo gli stessi Francesi, che insieme col terrore dell’armi loro hanno saputo instillare ad un tempo medesimo il massimo disprezzo per essi, anche nei più timidi, e meno illuminati individui; mostruoso, e incredibile accozzamento; paura, e dispregio; eppur vero, e da tutti i presenti Italiani palpabile.
Poichè dunque ad abborrirli insegnandoti io, a vieppiù dispregiarli, essi stessi t’insegnano; dalla felice mistura di questi due affetti, incomincia, o nobile Italia, fin da quest’ora, a riassumerti una tal quale nazionale tua faccia. Perciò, da oggi in poi, la parola Misogallo consacrata in tua lingua significhi, equivaglia, e racchiuda i titoli, pregievoli tutti, di risentito, ma retto, e vero, e magnanimo, e Libero Italiano. Tornerà poi frattanto quel tempo, in cui annullata nei Francesi ogni troppo spareggiante ampiezza di mezzi, e di numero, e sparita in te ogni tua viltà di costumi, divisioni, e opinioni, grande tu allora in te stessa, dall’averli odiati, e spregiati, temendoli, maestosamente ti ricondurrai all’odiarli, e spregiarli, ridendo.
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