Sonetto IX

Il Misogallo

Ricchetti, Itala stirpe, arguto audaceIngegno, a Senna in riva or muore acerbo;Quando più par di sua facondia il nerboDebba ai Galli fruttar e senno, e pace;Tal punto è questo, che sua morte spiace,E a quei che i prischi errori ha posto in serbo,E a quei che già di Libertà superboSen va, mentr’ella nata-morta giace.

Libero dunque era Ricchetti, o il finse?Poichè ambe in esso le contrarie partiSperavan pur, finchè a parlar s’accinse? —Ahi, Gallia, scarsa di sublimi parti;Quai Demosteni hai tu, se tutti vinseCostui, non Greco al dire, Italo all’arti?

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